Addio a Muzzi Loffredo, cantante e regista che ha raccontato madre Sicilia in un’opera unica

di Gabriele Bonafede

Si sono svolti a Roma i funerali di Muzzi Loffredo, scomparsa il 7 settembre. Palermitana, Muzzi Loffredo ha legato il suo nome alla profondità delle sue canzoni folk, nitide nel raccontare la Sicilia quale madre di vita, nel bello e nel cattivo tempo.




Muzzi Loffredo è stata autrice e regista di un’opera cinematografica unica, in tutti i sensi: il film “Occhio nero, occhio biondo, occhio felino…...”.  Opera unica perché è l’unico film che ha realizzato quale regista e produttrice (in coproduzione con la Rai), firmandone anche sceneggiatura e canzoni. E titolo, con quei cinque puntini, e non tre, alla fine…..

Occhio Nero, occhio biondo, occhio felino….. (1983) di Muzzi Loffredo. Con Maria Rosaria Omaggio

Opera unica, perché, realizzato nel 1983, sotto certi aspetti è stato un film precursore di Kaos (1984) , dei fratelli Taviani. Opera unica, perché è il primo “indie” tutto al femminile e tutto creato dall’autrice, Muzzi Loffredo. E opera unica perché, anche senza un produttore internazionale alle spalle, anche se realizzato con la sola sapienza artigianale, conquistò Venezia e poi il Moma di New York.

Attrice fondamentale di quel film, allora talento cinematografico e teatrale in una delle sue prime apparizioni, è stata Maria Rosaria Omaggio. Che oggi la ricorda con grande affetto e ammirazione: “I ricordi vanno a innumerevoli aneddoti che hanno costellato la realizzazione di quel film. Ma in questo giorno triste vorrei solo ricordare la sua calda voce ogni volta che l’ho chiamata, ogni anno, per il suo compleanno che coincide con quello di mio padre. ‘Come sei graziosa’ diceva, con quell’inflessione particolare che era un canto in tre sole parole”, dice l’attrice romana reduce dal successo della fiction-TV spagnola La sonada del silencio.

Quel film di Muzzi Loffredo racconta, forse per la prima volta, la Sicilia quale madre: madre terra e madre di tutte le arti e le inconsce follie. Lo fa, un poco come Kaos dei Taviani, attraverso le storie popolari dalle quali traeva linfa il mondo artistico di Muzzi, pur non essendo le novelle di Pirandello.

Muzzi Loffredo. l’album “Tu ti nni futti”

Ma Muzzi Loffredo partì dalla Sicilia soprattutto quale cantante folk. Con calda e ferma voce, capace di racchiudere tutta la forza dello strabordante mondo siciliano, ha firmato tre album epocali: Tu ti nni futti! (1976), E iu ca sugnu bedda (1977), e Amore e magia nella cucina di mamma (con Isa Danieli, 1980) dopo che era stata conosciuta dal pubblico di Palermo ai Travaglini.

Muzzi amava spiegare l’origine e il significato delle canzoni siciliane. Illuminante il suo racconto sull’origine di Ciuri ciuri, che serbo come una perla direttamente dalle sue parole, ascoltate in una spiaggia assolata tra Bagheria e Casteldaccia in Sicilia, di fronte a un mare allora cristallino.

Grande interprete di Malarazza, poi resa famosa da Domenico Modugno, Muzzi Loffredo ha raccolto l’esperienza siciliana del cantare con qualcosa che si può definire il “cunto fatto a canzone”: da tradizione a folk liberato nell’aria anche ad urlo e lamento, sull’arpeggiare di una semplice chitarra. In questo, è stata simile a Rosa Balistreri, ma con una voce molto più spiccata e modulata.




Madre del noto attore Vincenzo Amato e dello scultore e creatore Giuseppe Amato, Muzzi Loffredo aveva compiuto 76 anni lo scorso 5 febbraio. Trasferita presto a Roma, approdò al cinema nel ruolo di contadina mafiosa nel film di Franco Rosi Cristo si è fermato ad Eboli tratto dall’omonimo romanzo di Carlo Levi, conosciuto da Muzzi in Sicilia.

Muzzi Loffredo

Successivamente ha collaborato nel cinema con Lina Wertmuller, con cui ha stretto una lunga amicizia, in diversi film. Indimenticabile nella scena in cui impersona la moglie di un camorrista che si ribella alla camorra in Un complicato intrigo di donne, vicoli e delitti (1986).

Proprio con il figlio Vincenzo Amato, la sua ultima apparizione nel grande schermo in Respiro (2002) di Emanuele Crialese, vincitore del Grand Prix di Cannes. In quel film Vincenzo Amato è Pietro il pescatore, coprotagonista insieme a Valeria Golino nel ruolo della moglie Grazia, mentre Muzzi impersona la madre di Pietro in una stupenda Lampedusa degli anni ’70 e senza tempo. Senza tempo come la sua arte.

Il mondo del cinema italiano la ricorda con grande affetto, icona siciliana e madre di un percorso che finalmente portò la Sicilia all’Italia con un terzo occhio.