Le tristi elezioni di una Sicilia senza progetto

di Gabriele Bonafede

 

In vista di elezioni regionali ormai dietro l’angolo (il 5 novembre), in Sicilia continuano le schermaglie, per utilizzare un eufemismo, all’interno (e all’esterno) di possibili coalizioni. Alla ricerca di candidati che non pare abbiano, finora, proposto alcun progetto reale e attuabile per l’Isola.




A destra c’è il “confronto” tra Musumeci sì-Musumeci no, oppure Armao sì-Armao no, con un terzo candidato che forse godrebbe dell’incoronazione a “probabile”.

Sei candidati per un presidente della Sicilia. Nell’ordine: Fabrizio Micari, Rosario Crocetta, Ottavio Navarra, Giancarlo Cancelleri, Gaetano Armao, Nello Musumeci. Tutte le foto sono tratte dai loro profili ufficiali Facebook.. Ma forse alcuni non saranno candidati.

A sinistra c’è un’altra telenovela infinta. Che dura ormai da mesi, e non meno litigiosa di quella del centrodestra. Con Crocetta che si è autocandidato a succedersi e con le primarie abortite ancora prima d’essere concepite. E con una sfilza di candidati, a partire da Grasso in poi, che sono stati colpiti e affondati in un succedersi di settimane degne della peggior serie tv a puntate.

Altri candidati sorgono nella sinistra “più a sinistra”, ma senza speranze d’essere eletti. La Sicilia, da sempre se si eccettuano le elezioni del 1947, è stata terra da “balena bianca”: da voti di “centro”. O meglio, da “megghiu tinta canusciuta ca buona a canoscere”, meglio il male che conosci che il buono che non conosci.

A poco più di due mesi dalle elezioni, siamo ancora alla ricerca di un confronto per stabilire l’eventualità di discutere la possibilità di avanzare qualche ipotesi di un candidato ad essere candidato, tra quelli papabili, che possa far partire un’aggregazione per avviare un’eventuale dibattito su chi potrebbe essere, grosso modo, eletto. Infine, per capire, se è il caso, quali possano essere le forze che si aggreghino nel problematico compito di trovare un, sia pure difficile, accordo per un eventuale governo e una, sia pure instabile, piattaforma propedeutica alla formazione di una maggioranza purchessia.

E quindi ci si affanna nella ricerca di un percorso in vista della formazione di liste, che prima o poi, anzi molto presto, dovranno farsi, inevitabilmente con il manuale Cencelli o con il misurino del “manuale del farmacista politico”. In qualche modo.




Cosa poi proporranno queste liste di uomini e donne per risolvere almeno un paio di problemi della Sicilia, non si sa. Magari potranno decidere quale progetto scegliere per le nuove decorazioni atte ad abbellire i palazzi.

In Sicilia ci sono sempre stati i Valzer di parole… e non solo dei candidati

Dire che la Sicilia sia gattopardesca è ancora, a settant’anni dalla morte di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, un epiteto meritato. La Sicilia che cambia tutto, e nemmeno un poco, per non cambiare nulla, e sempre.

Rimane il vuoto. L’assenza di un progetto, da qualsiasi parte lo si guardi. A destra e a sinistra, in alto e in basso, si assiste ad “alchimie politiche” per giunta su un piano nazionale e non regionale. Big nazionali che cercano di trovare la quadra del cerchio, in un mondo locale incrociato di veti infiniti e particolarmente pizzuti.

Ma manca ciò che servirebbe, al di là, degli “schieramenti”: un progetto per la Sicilia.

Qui, nulla di nulla.

Nemmeno sul terzo versante, quello dei 5 stelle. A sentire i comizi del “trio delle meraviglie” del movimento di Grillo in tour semi-vacanziero nell’isola, non c’è uno straccio di progetto. C’è solo il continuo veicolare e fomentare nella sempiterna insoddisfazione-e-protesta siciliana fine a se stessa: contro i “vecchi partiti”, contro Crocetta, contro tutto e il contrario di tutto. Ma senza proposte. Senza vere idee se non quella dello sviluppo basato su una chimera: il solo turismo.

Il che è quanto meno deprimente. Perché è senza alcun senso pensare di basare lo sviluppo di una regione di oltre 25 000 Kmq e che rappresenta il 10% della popolazione italiana sul solo turismo. Oltretutto, un settore strettamente relazionato alla qualità di infrastrutture e forza lavoro. Un settore dove, per giunta, la Sicilia stenta e non da oggi. Nonostante la congiuntura favorevole e le grandi potenzialità.

La Sicilia non ha un progetto perché i siciliani non hanno un progetto, né politico né programmatico. La Sicilia non ha un progetto perché i siciliani che potrebbero averlo, possono credere in un solo progetto: andare via. Come nei decenni passati.

Lasciando qui chi non può cambiare nulla e tantomeno tutto.

L’unica speranza per la Sicilia è che nasca un progetto da parte dei siciliani. Ma più che una speranza, è un’altra chimera. Mentre si avvicinano tristi elezioni che non promettono nulla di buono. Per la precisione, non promettono proprio nulla.