Ischia, l’Italia, la Sicilia e l’ora abusiva

di Gabriele Bonafede

Con la triste vicenda di Licata, dove il sindaco Angelo Cambiano è stato cacciato dopo aver lottato contro l’abusivismo edilizio, è tornato alla ribalta il comportamento endemicamente illegale e incivile ben rappresentato dal film di Ficarra e Picone L’ora legale.




Ma, purtroppo, è con le tragedie come quella di Ischia, oppure quella della frana di Giampilieri, che si aprono dolorosamente gli occhi.

Giampilieri (ME), effetti dell’ora abusiva.

In Italia, e soprattutto nel Mezzogiorno e in Sicilia, costruire abusivamente è troppo spesso considerato un “quasi diritto”. Si è persino coniato il termine “abusivismo per necessità”. Ovvero, un abusivismo non meno pericoloso ma incredibilmente difeso dal vicepresidente della Camera, il 5 stelle Di Maio.

Come se leggi e regolamenti urbanistici ed edilizi fossero un’odiosa imposizione contro il libero cittadino il quale “per necessità” li aggirerebbe e per questo meriterebbe il sostegno politico! Siamo alla follia. Siamo alla più completa inciviltà. Siamo all’ora abusiva.

Solo con immani tragedie ci si rende conto, forse, che l’ora abusiva corrisponde invece all’ora della tragedia. Solo quando arrivano distruzioni e lutti si capisce che, forse, le leggi e i regolamenti edilizi non sono una cosa imposta da “loro”, dai sempiterni “politici”, contro il comune cittadino. Ma che sono un ordinamento civile per ridurre gli effetti delle calamità naturali e aumentare la qualità della vita di tutti, anche quando, per fortuna, non ci sono eventi naturali avversi. Che sono conquiste della civiltà, ottenute a costo di pesantissime tragedie del passato e, purtroppo, del presente.

I casi di Ischia e Giampilieri sarebbero casi “estremi”, certo. Si spera che le vittime non siano morte invano. Che ci si renda conto quale è il rischio reale di costruire abusivamente e in maniera inadeguata in zone a rischio idrogeologico, vulcanico (come su Vesuvio), sismico, etc. Cioè oltre l’80% del territorio italiano. E s’inizi una campagna nazionale per abbattere o almeno adeguare le costruzioni abusive alle norme.




Ma i casi estremi sono solo la più dolorosa punta di un iceberg che produce in realtà grandi ed estese rovine sotto la linea di galleggiamento.

Terremoto Casamicciola del 1883. Foto di www.visitischia.com

Si deve capire che i danni dell’abusivismo edilizio, e di ogni forma di illegalità sul territorio, compresa quella degli incendi dolosi, sono molto più estesi e pervasivi anche laddove, per fortuna, non ci sono i lutti e i dolori spaventosi delle vittime.

L’abusivismo edilizio o, meglio, l’ora abusiva è quella che saccheggia le risorse naturali, turistiche, paesaggistiche, civili, umane, sociali. Con l’ora abusiva, con i mattoni costruiti a casaccio, anche laddove non ci sia perdita di vite umane, si è innanzitutto distrutto valore economico, sociale, legale, comunitario. Si distrugge il valore del vivere civile, e il valore della sicurezza. Si creano danni incalcolabili che arrivano fino alla perdita di vite umane.

In poche parole, si danneggia il bene comune a vantaggio di un fantomatico “bene” per chi opera illegalmente, alla faccia di chi invece rimane nella legalità. E a rischio di chi si adagia sull’illegalità di sedicente “necessità”. A rischio, cioè, degli stessi che rifiutano le regole convinti che siano inutili e imposte come una cosa da evitare, anche votando contro chi vuole difendere la legalità.

Quanti altri morti ci vorranno prima che gli italiani si rendano conto che l’ora abusiva in troppi casi diventa l’ultima ora?

Il rischio sismico e altri rischi sul territorio non possono essere eliminati del tutto. Ma possono essere ridotti. L’abusivismo non è il miglior modo per ridurli, può solo aumentarli. Sarebbe dunque il caso di eliminare del tutto l’ora abusiva in Italia e in Sicilia.

 

Foto di Giampiieri tratta da Wikipedia. Di A.F. – Opera propria, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=7978764

In copertina, il Cretto di Burri a Gibellina, nella zona dove sorgeva Gibellina vecchia distrutta dal terremoto del 1968. Foto di Gabriele Bonafede.