Il Palermo e la serie B. I neo-presidenti che hanno subito centrato la promozione

di Gabriele Bonafede

Il Palermo si appresta a disputare il suo 43mo campionato di serie B. Dal 1929 (anno del primo campionato a girone unico in massima serie) a oggi ha infatti disputato ben 42 campionati tra i cadetti, ottenendo 1717 punti in 1562 partite, frutto di 525 vittorie, 569 pareggi e 426 sconfitte con 1691 reti segnate 1479 subite.

Un gol memorabile del Palermo in serie B: Gianni De Rosa segna contro il Verona.

Nella “classifica perpetua” di serie B, figura al quinto posto, su 149 club che hanno disputato questo torneo. È quindi una delle squadre più rispettabili della serie cadetta, per lo meno storicamente. Infatti i rosanero sono riusciti a centrare la promozione ben nove volte (due volte con la presidenza Zamparini) e a vincerlo ben 4 volte. Dalla serie B è retrocesso in serie C (oggi Lega Pro) solo tre volte.

Molto meno bene ha fatto in serie A. Sedicesimo su 66 squadre nella “classifica perpetua” di serie A, in 29 campionati, ha ottenuto 1048 punti (1205 contando 3 punti a vittoria anche nei campionati nei quali ne venivano assegnati 2), 1030 partite, 307 vittorie, 284 pareggi, 439 sconfitte 1153 reti segnate, 1535 subite. Migliore piazzamento in serie A è stato il quinto posto raggiunto tre volte, tutte nell’era Zamparini, e retrocedendo 9 volte, due delle quali sempre con il friulano presidente.

Non tutti sanno che, paradossalmente, il Palermo ha segnato in media più in serie A (1,11 gol a partita), che in serie B (1,08 gol a partita). Ma ha avuto una difesa molto migliore tra i cadetti, con 0,94 reti subite a contro ben 1,49 in massima serie.




Segno che per la promozione è innanzitutto necessaria una difesa solida? Può darsi. Ma forse non nel calcio di oggi dove si segna molto di più e le squadre che centrano la promozione schierano di solito attaccanti molto prolifici.

Dal punto di vista dei numeri, la serie B è sempre stato il campionato “tipico” del Palermo, per lo meno fino al quindicennio a presidenza Zamparini. Prima del patron friulano, infatti, più della metà della storia del calcio rosanero si è svolta in B: ben 41 campionati su 74.

Vito Chimenti faceva “la bicicletta”: passava la palla sul tacco e, con il tacco stesso, la portava sopra il giocatore avversario dribblandolo.

E qui tornano i ricordi di interi decenni passati nella speranza della promozione e al grido “torneremo, torneremo in serie A”. Se i più giovani ricordano solo due o tre stagioni in B, con due primi posti e una quasi-promozione nel 2002-2003, noi vecchietti a tifare tra i cadetti ci abbiamo fatto i cosiddetti “filina” (le ragnatele). Quando non è andata peggio tra serie C, fallimenti e quarta serie.

Eppure, anche in B, ci sono ricordi gloriosi. Persino quando non si è arrivati alla promozione.

Chi non ricorda le due finali di coppa Italia ottenute negli anni ’70 quando si militava in B? Perse ambedue, ma battendo grandi squadroni. Chi non ricorda quei tre gol di Calloni al Milan all’inizio degli anni ’80? Oppure il capocannoniere Gianni De Rosa in uno stadio dove l’affollamento era da togliere il fiato?

Lo stadio di Palermo, ai tempi in cui era chiamato La Favorita, è sempre stato una bomboniera rosa dove era difficile fare risultato per quasi tutte gli altri club. E un urlo impressionante ad ogni gol rosanero.

Dal punto di vista statistico si può ben sperare. Ma per chi è stato troppo tempo in B a sperare nella promozione c’è un pizzico di pessimismo.




Tutto dipenderà dalla nuova gestione Baccaglini. Si farà presto questo benedetto “closing”? Che squadra metterà in campo dopo un’annata tremenda?

Palermo nella stagione 1981-1982 disputata in serie B e classificatosi sesto. Tra gli altri, il capocannoniere Gianni De Rosa. Immagine tratta da Wikipedia. Pubblico dominio, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=2704538 

Un pizzico di ottimismo può venir fuori dalla storia del Palermo nei momenti di cambio dirigenziale e presidenza. Giuseppe Pergolizzi diventò presidente nel 1967 e portò quasi subito il Palermo in serie A dopo cinque anni d’assenza. Renzo Barbera subentrò a Pergolizzi, da vice a presidente alla fine della deludente retrocessione del 1969-70, e ci mise solo due anni a tornare in massima serie. Stessa cosa per Zamparini, che però lo acquisì quando la serie A mancava già da tre decenni.

Se andiamo più indietro, anche Casimiro Vizzini riportò il Palermo in serie A in due anni, dopo aver preso la presidenza dopo la retrocessione del 1956-57.

E se andiamo ancora più indietro nel tempo, fu con Francesco Paolo Barresi presidente che arrivò la prima promozione in assoluto nel 1931, dopo che questi diede il cambio, con il rosa e il nero tra i cadetti, al Barone Luigi Bordonaro di Gebbiarossa…

Dunque, con tutti gli scongiuri del caso, si spera anche in corsi e ricorsi storici. Per lo meno per centrare ancora una volta la promozione in serie A quanto prima. D’altro canto, purtroppo, ci sono stati altri neo-presidenti che non hanno affatto centrato la promozione dalla serie B.

Le speranze di promozione sono legate in realtà, e senza cabala o storia, ai prossimi giorni e alle prossime settimane. Che saranno decisive per capire che tipo di campionato farà il Palermo in questa serie B 2017-2018 che si preannuncia rovente e piena di ricordi prima ancora di cominciare.

 

 

 

In copertina, lo stadio Renzo Barbera nel giorno della più recente promozione dalla serie B alla serie A, campionato 2013-2014. Foto di Gabriele Bonafede.