Ci lascia Vito Parrinello del Ditirammu: energia e condivisione nel teatro di Palermo

Tra costernazione e incredulità, lutto nel teatro a Palermo: è morto improvvisamente Vito Parrinello, creatore del Teatro Ditirammu. I ricordi di attori e artisti. Filippo Luna: “Conteneva dentro di se la natura più pura del teatro: la condivisione.”

 

di Gabriele Bonafede e Laura Nobile

“Stasera sono con il mio amico Paride Benassai e mio figlio Giovanni Parrinello ma non mancherà la ‘striscia’ di Billi (Daniele Billitteri). Rosa scinni e canterà, cosa non si sa ma canterà, già è una cosa.”

La “Lapa” del Ditirammu di Vito Parrinello ai Quattro Canti di Palermo

È questo l’ultimo post social di Vito Parrinello, artista e uomo di teatro, creatore del Teatro Ditirammu: uno dei luoghi magici di Palermo che da oltre vent’anni coinvolge e delizia attraverso rappresentazioni tanto popolari quanto geniali, spesso firmate dallo scrittore e giornalista Daniele Billitteri.

In un momento nel quale l’arte del teatro e della musica cresce a sobbalzi in città, è un grave lutto. Perché Parrinello è sempre stato un aggregatore e un dispensatore d’energia della condivisone nel proporre teatro e musica popolare o di ricerca.

Così l’attore Filippo Luna commenta il difficile momento: “Vito, ho il cuore a pezzi, come quello di Rosa, Elisa, Giovanni, Noa…e di tutte le persone a cui hai voluto bene. Vito questo è il giorno del nostro appuntamento telefonico, a giorni ci saremmo visti io, tu e Rosa, dobbiamo progettare avevi detto. Vito devo chiamarti ma non posso accettare che tu non mi rispondi”




Oggi su Repubblica, Mario Di Caro dando il triste annuncio della morte improvvisa a 68 anni: “Parrinello era il custode, assieme alla sua unitissima famiglia- compagnia stabile, della tradizione musicale siciliana che riviveva sera dopo sera nel teatrino-bomboniera della Kalsa: un piccolo spazio da cinquanta posti che Vito, assieme alla moglie, la cantante folk Rosa Mistretta, e ai figli Elisa e Giovanni, aveva reso un luogo accogliente che chiamava a raccolta gli artisti della città, attori e musicisti, per spettacoli che avevano sempre l’aria di essere serate tra amici…  Ma al di là della doti di musicista e custode della tradizione, Parrinello era un uomo generoso, una persona ricca. Ricca di doti umane.”

Daniele Billitteri e Paride Benassai nello spettacolo su Pitrè, organizzato dal Ditirammu a Piazza Verdi, davanti al Teatro Massimo di Palermo. Foto di Gabriele Bonafede

L’ultimo spettacolo poche ore prima della scomparsa, al Sanlorenzo Mercato, insieme a Paride Benassai, con il quale ha condiviso e diffuso tante emozioni, teatro, musica e tradizioni in una ricerca sempre attuale e corposa. Il Sanlorenzo Mercato comunica: “Stentiamo ancora a crederci: qualche ora prima, una meravigliosa serata di spettacolo qui al Mercato e questa notte Vito Parrinello ci ha lasciato. A noi resta l’amarezza di un addio inaspettato e l’onore di aver prestato a questo grande uomo e artista il suo ultimo palco. Il nostro sincero abbraccio a tutta la famiglia del Ditirammu. Grazie di tutto, Vito.”

Vito Parrinello era soprattutto un grande aggregatore di tante idee e persone del teatro a Palermo, nel segno della compartecipazione e della giocosa tradizione di convivialità palermitana: spettacolo e ed emozioni erano un tutt’uno al Ditirammu, come un mondo unico il rapporto tra artisti e spettatori e tra artisti e artisti e spettatori e spettatori.

Filippo Luna, con il quale Vito Parrinello ha condiviso momenti esaltanti del teatro a Palermo, in un momento spaventosamente triste e difficile, aggiunge: “Tanti anni assieme con il suo teatro. Lo dovevo sentire proprio oggi, perché mi aveva detto di voler fare un nuovo spettacolo onsieme… Vito era un vulcano, svegliarmi con questa notizia è terribile. Veramente sono incredulo, tutte le persone sono incredule. Vito c’è sempre stato, qualsiasi cosa avessi bisogno lui era sempre lì. Non credo che non ci sarà più: s’è sempre. Vito c’è sempre. Quando andavi al Ditirammu, a tutti diceva “trasi u teatrino è tuo”. Per chi non lo conosceva sembrava stucchevole, ma era, ed è, esattamente così. Non l’ho mai visto geloso, la pentola messa sempre messa su, dovevi rimanere lì e mangiare un piatto di pasta e bere un bicchiere di vino insieme. Conteneva dentro di se la natura più pura del teatro: la condivisione. Il senso vero del teatro che è proprio questo, la condivisione.”

Al Ditirammu di Vito Parrinello

Scioccata dalla morte improvvisa, così l’attrice palermitana Stefania Blandeburgo lo ricorda: “Fortunata a incontrare Vito e la moglie Rosa, punti di riferimento per il teatro. Vito è un pezzo di storia di Palermo e un pezzo della mia storia personale: un amico fraterno. Lavorando con il Ditirammu mi sono sempre sentita parte di una grande famiglia. Perché i Parrinello sono soprattutto una grande famiglia. Quando si va al teatro Ditirammu si riconosce un ambiente familiare: si entra e sei accolto come nelle famiglie antiche, in maniera vera, senza fronzoli. Lo sentivano, lo sentono gli spettatori e i visitatori, anche quelli occasionali. La condivisione è la cifra di Vito Parrinello e del Teatro Ditirammu.”

“Con Vito e il Ditirammu, il personaggio che ho recitato, quello della Signora Palermo nel Cuntabilli è stato una tappa fondamentale per me. Il Cuntabilli lo ha creato Vito insieme a Daniele Billitteri: un divertimento e una palestra insieme. Ho sempre augurato a tanti colleghi di passare da quelle tavole, dove c’è lo stesso rigore, passione e sacrificio del teatro di scuola drammatica: ma con quell’entusiasmo particolare in più che è unico al Ditirammu.”





Paride Benassai, con il quale Vito Parrinello ha collaborato tanto, fino all’ultimo spettacolo di ieri sera: “Ieri eravamo assieme per uno spettacolo, proprio su suo invito… “voglio che vieni, torni in scena con me, da più di 25 anni che ci conosciamo” mi ha detto. E adesso… il lasciare un amico con il sorriso, niente lasciava presagire nulla: si gioca assieme poche ore prima e non riesco a credere che non ci sia più. Non riesco proprio a crederlo. Sono frastornato, una botta troppo forte. Ancora sinceramente non riesco a immaginarlo, piano piano lo realizzeremo…. Non riesco a pensarlo come una persona che non c’è: ridere e scherzare, come sempre tanti progetti. L’ho visto che non è più, ma ancora non realizzo: ci vorrà del tempo. Lui è una persona che ha seminato tanta gioia e condivisione con tutti: stare assieme cantare e fare teatro in allegria. Per questo è difficile. Ha fatto la fine del giusto, se ne va senza dolore, senza sofferenza e probabilmente senza rendersene conto. Era meglio se restava di più: “Quello che faccio è perché lo amo, diceva”. Era l’amore per la propria identità per l’identità della Sicilia. Sempre stima e affetto, spirito amicale e di gioia”

Per l’attore Vincenzo Pirrotta, intanto è difficile credere che un uomo di questa vitalità non ci sia più. “I ricordi sono talmente tanti, che è difficile parlarne in poche parole. Il ricordo personale più importante, ecco, è quando nato Ninnarò nel 1994, e io ero appena uscito dalla scuola e avevo lavorto con Mimmo Cuticchio che mi presentò Vito. E provavamo alla Stazione Lolli, con improvvisazioni….forse questo è il ricordo personale, il momento più bello. Sua figlia Elisa era una bambina, Giovanni aveva 5 anni… Quel ricordo è legato a Vito e alla mia e sua famiglia. Io, sempre, quando arrivavo a Palermo e avevo voglia di scherzare un poco andavo da Vito. Lui mi prendeva in giro perché sono un appassionato di stigghiole. Ogni volta mi diceva subito di andare a meusa e stigghiole, sapendo che sono un appassionato. Quando abbiamo fatto il primo Ninnarò, Giovanni era poco più di un bambino, c’era un momento che facevamo queste abbanniate e … insomma siamo cresciuti insieme. Adesso è una grande mancanza, immensa. E non riesco ancora a credere che non ci sia più.”

L’attrice Sabrina Petyx lo ricorda così: “Ciao Vito. E lo dico incredula, col cuore a pezzi e svuotato, lo dico mentre sento che è andato via un amico, un padre, un artista, un uomo generoso con la vita e con tutti, lo dico mentre sento il vuoto di un sorriso, di un abbraccio, di una una voce, del suono di una chitarra che davano, forza, coraggio e gioia. Ciao Vito, la luce che hai acceso e alimentato in quel gioiello che era ed è il tuo Ditirammu è un regalo e una eredità preziosa che continuerà a parlarci di te attraverso Rosa e i tuoi splendidi e straordinari Giovanni ed Elisa, attraverso le tue meravigliose nipoti, attraverso i nostri bambini e i nostri ragazzi a cui hai saputo trasmettere il valore di una cultura e l’amore per l’arte tutta. L’arte non muore, Vito. E tu questo l’hai sempre saputo. Tu di arte hai vissuto e l’arte hai fatto vivere anche negli angoli di strada. Sarà dura per noi sopportare la tua assenza ma sarà impossibile non sentire sempre la tua presenza. La tua grande famiglia sarà un popolo festante, pronto a invadere le strade dell’arte, come un fiume che scorre impetuoso. E tu ci sarai. E noi ci saremo. Con te. Per te. Ti abbraccio come sempre, amico mio.”

La Lapa del Ditirammu

L’attore e regista Gigi Borruso, lo ricorda quale “una persona unica per la sua curiosità per la sua ricerca della bellezza delle emozioni, con una grande capacità di aggregare le persone e gli artisti appartenenti a un vasto e variegato mondo. Intorno a questo teatrino e c’era, e ci sarà ancora, la sua delicatezza anche con diversità. Pur avendo provenienze diverse, il Ditirammu ha accolto rassegne sul teatro di ricerca come quello popolare. Molti dei miei spettacoli sono nati con le battute lì, un posto dove ci si ritrovava ed era aperto a tutte le esperienze. Veramente, per me, un poco un padre di questa dimensione, di questa terra di questo nostro mondo del teatro di Palermo, ha sempre trattato tutti con un affetto e una delicatezza rara: con la sua grande apertura, e il suo sguardo sugli altri. Le collaborazioni più belle sono state il Ninnarò, che ho messo in scena ancora fino a questo Natale, e poi il Martorio. Due capisaldi del teatro Ditiranmmu, di Vito e di Rosa, che vanno in scena da decenni e che ho raccolto negli ultimi anni. E che sono momenti forti, anche familiari. Il teatro è una famiglia, per credenti o non credenti, e con questi due spettacoli a componente religiosa ci ritrova assieme a ogni Natale nella condivisione di certi valori universali. Anche quando ci sono stati momenti difficili sono andati in scena per l’amore del teatro, per condividere questo amore con il pubblico. C’è chi dice che non  è Natale se non si va a vedere Ninnarò. Ci lascia un grande vuoto. Anche se ovviamente la famgilia continuerà.”

Paride Benassai in Pitrè al Teatro Massimo. Foto di Gabriele Bonafede

E ancora, Borruso sulle recenti esperienze del Ditirammu in città, Quest’anno aveva inventato questa cosa della Lapa, che coinvolgeva i ragazzi della scuola di Elisa e ogni domenica era in giro ed era felice, e gli dicevo “sei un vulcano veramente inarrestabile.” Sempre sorridente, ai quattro canti, o in altri punti di Palermo, con un’avventura in cui condivideva il teatro con i ragazzi, questa freschezza l’ho sempre ammirata.”

Alberto Tasca, su Facebook: “Che bella persona, animo grande, generoso, amico, padre di famiglia, marito amorevole, ambasciatore della Palermo più bella e più sana. Ciao amico mio.”

Mimmo Cuticchio: “Un dispiacere per una persona gentile, sempre con il sorriso tra le labbra che amava la vita e l’arte.”

Il ricordo dell’Assessore alla Cultura del Comune di Palermo Andrea Cusumano: “Con grande dolore apprendo della prematura scomparsa di Vito Parrinello. Un uomo gentile, poeta di vita, che ha donato a noi tutti tantissimo. Insieme a sua moglie e compagna d’arte Rosa Mistretta, aveva creato il Teatrino Ditirammu un angolo di gentilezza, accoglienza e bellezza, trasmessa a chiunque avesse avuto la fortuna di parteciparvi. Ricordo ancora con grande emozione lo spettacolo Martorio, il cunto dedicato a Kantor, la Lapa Teatro e tanti altri momenti di gioia e arte in festa. Gli stessi valori ed il talento li ha trasmessi ai suoi figli, Elisa e Giovanni che ne portano avanti il progetto di vita. A loro ed a Rosa va il mio pensiero, ed a Palermo che perde una delle sue anime più nobili”.

Il ricordo tra i più emozionati, quello di un vero e proprio fratello d’arte di Vito Parrnello, e cioè Daniele Billitteri: “è una cosa e una perdita talmente grande non saprei cosa dire… Posso dire che Vito era una delle facce migliori della città, non solo per la capacità per tenere alta la bandiera della cultura a Palermo, Ma anche per la sua vita privata, per intrattenere rapporti schietti, con una forte componente affettiva: voleva bene alla gente, amava le persone ed era di un’umanità che si potrebbe definire sconcertante. Rapporti fortissimi con “u parpagneddu”, della Kalsa con campagne di lotte per il teatro, così come tante altre persone nel quartiere. Aveva radici profonde nel quartiere della Kalsa. Questa passione delle tradizione popolare non dalla cultura radical chic ma per l’appartenenza a un mondo così variopinto che è quello proprio della tradizione popolare: che è fatta da Pitré come da Rosa Balistreri, senza distinzione di retaggio sociale o politico.”

La Lapa del Ditirammu con la tarantella alla Cattedrale di Palermo

“Non discriminava mai niente – continua lo scrittore – per lui la differenza era data dalla capacità delle persone di vivere nel fare il mondo più bello. Questo faceva di lui un grande talent scout: sono in tanti che devono l’esordio a una sua intuizione. E’ un grande benemerito della cultura. E dell’umantà. Come lui non ce ne sono molti: ha lasciato bagaglio di cose che verranno fatte. Progetti per fare cose nuove. Il testimone di Vito sarà raccolto da una famiglia come la sua che ha il talento e le capacità per continuare. Intuizioni come la Lapa sono geniali, e con i ragazzini che ballano la tarantella di fronte alla cattadrale… e i turisti non chiedono più di andare dove ci sono i morti, ma dove c’è vita e arte. Alla Lapa del Ditirammu e di Vito Parrinello”.

Innumerevoli i ricordi, i post sui social, le parole di sgomento e commozione e soprattutto il grande apprezzamento. Tanti gli uomini e le donne di teatro, di diversissimo stile e storia, che ne hanno condiviso il lavoro e oggi lo ricordano con parole di commozione: Claudio Collovà, Salvo Piparo, Giuditta Perriera, Marco Pomar, e tanti altri: una città intera. E ci vorrebbe un volume del Pitré per riportarli tutti qui, confermando un ricordo corale nel quale, qui, abbiamo proposto solo alcuni frammenti.

Fondamentale il percorso di semina d’arte. Tra i giovani che oggi lavorano con rappresentazioni, canti e cunti al Ditirammu, traendo linfa dal percorso di Vito Parrinello e la sua casa, perché casa va chiamata il Ditirammu, Marco Manera che, in poche righe a commento di un suo splendido video postato sui social, riassume: “Questo eravamo noi, questo non smetteremo di essere. Per fortuna conserviamo testimonianza dei nostri racconti. Saranno il seme per tutti i racconti futuri. L’anima di Vito è sempre lì, nel suo/nostro teatrino. Continuerà a custodirlo e a custodirci.”

Il lavoro di Vito Parrinello è stato grande per questo. È nella capacità di accettare e condividere le diversità e le proposte più differenti tra loro che c’è una crescita culturale e una vera ricchezza dell’arte: ecco perché l’amicizia di un’intera città. Un grande insegnamento che va raccolto e seminato, per farlo crescere e fiorire.

 

 

Il Teatro Ditirammu comunica che oggi 5/6/2017 dalle ore 16:00 sarà allestita presso il Teatro Ditirammu la camera ardente di Vito Parrinello. La veglia di commemorazione si protrarrà per tutta la notte.
I funerali si svolgeranno domani 6/6/2017 nella chiesa Santa Maria della Pietà alla Kalsa di via torremuzza (di fronte il teatro) alle ore 12:00.