L’Eutòpia impossibile di Piero e Ghigo

di Massimiliano Di Pasquale

Lettera ai potenti della terra / Padroni delle banche e della guerra / Voi avete fascio e propaganda e noi vi massaggiamo con la fionda…

143213515-3ae8d61f-9668-44a6-8a6a-a961067bdbf9

Piero e Ghigo, voice and guitar

La prima strofa de L’impossibile, singolo dei Litfiba che ha preceduto l’uscita di Eutòpia, ultimo disco della band fiorentina, il primo dopo quattro anni, non lasciava presagire nulla di buono. Ascoltando la canzone, accompagnata da un video apocalittico stile Mad Max (ricordate Interceptor il film con Mel Gibson del 1979?),  girato provocatoriamente alla Leopolda, luogo simbolo del renzismo, l’impressione era che gli onesti riff di Ghigo non riuscissero a salvare dal naufragio un brano dal testo imbarazzante costruito su slogan che sembravano presi a prestito dai comizi di Beppe Grillo. Visto che il singolo nella maggioranza dei casi non è solo il brano più radiofonico di un album ma rappresenta spesso uno dei suoi vertici creativi, si era temuto il peggio.

Ma quando l’11 novembre il disco ha fatto la sua comparsa nei negozi e negli store online vecchi fan e giornalisti musicali, già pronti a celebrare il de profundis di Piero e Ghigo e del loro rock barricadiero, hanno dovuto parzialmente ricredersi. Il duo fiorentino è riuscito infatti a smentire anche i critici più severi consegnando alle stampe un onesto disco di hard rock curato nella produzione e negli arrangiamenti.

Eutòpia, nelle parole di Pelù “l’isola che c’è perché nel mondo esistono esempi virtuosi di democrazia dove ci può essere spazio per tutti, c’è pluralismo, c’è rispetto e c’è fiducia nel futuro”, è un lavoro che si riallaccia musicalmente e concettualmente a Terremoto, disco uscito nel 1993, all’indomani di Tangentopoli e di Mani Pulite.

I temi trattati e il linguaggio usato sono a ben vedere gli stessi di quello storico album che vendette la bellezza di mezzo milione di copie. Le uniche differenze, seppure non marginali, sono i riferimenti musicali di allora rispetto a quelli odierni e la qualità delle liriche. Mentre Terremoto era un disco grunge, volutamente sporco, figlio del metallo evoluto di Pearl Jam e Soundgarden, costruito essenzialmente sul suono della chitarra di Ghigo, il ruolo delle tastiere era davvero marginale, Eutòpia è una summa di sonorità hard rock con rimandi e citazioni che vanno dai Black Sabbath al punk, passando per i Led Zep, eppure 100% Litfiba.

Una questione di metrica

La chitarra di Renzulli ha infatti una sua timbrica inconfondibile, diventata nel corso degli anni il trademark della band. Ghigo non sarà un mostro di tecnica ma in questo disco conferma, ancora una volta, le sue notevoli doti di arrangiatore. Eutòpia non è un album monolitico come Terremoto. Nonostante il suo punto di forza risieda nella chitarra di Renzulli, il disco suona potente, ma anche tondo perché si avvale di un lavoro certosino in sede di arrangiamento e di produzione. Non è un caso che siano stati utilizzati ben cinque tastieristi tra cui lo storico Antonio Aiazzi, membro della formazione originaria, per dare degna veste formale a queste nuove dieci canzoni.

Sul versante lirico invece i testi di Eutòpia fanno segnare un passo indietro rispetto a Terremoto. Se i temi affrontati sono più o meno gli stessi, è innegabile come la scrittura di Pelù si sia progressivamente semplificata fino a banalizzarsi. In Terremoto non mancavano gli slogan, ma canzoni come Maudit o Dimmi il Nome giocavano pure con allegorie e metafore intriganti. In quest’ultimo lavoro invece, anche quando le canzoni privilegiano atmosfere più intime e rilassate i testi appaiono monocordi, troppo diretti e talvolta un po’ banali. Mancano in Eutòpia pezzi psichedelici come Fata Morgana o canzoni di grande musicalità come Sotto il Vulcano e Prima Guardia in cui il lavoro di Ghigo veniva esaltato da testi davvero azzeccati.

litfiba-2016-eutopia-2

Tornano i Litfiba per un nuovo successo

Dio del tuono, il brano d’apertura è un’introduzione perfetta alle atmosfere che permeano tutto il disco. Pezzo ad alta scossa tellurica, sostenuto da una chitarra killer e da una sezione ritmica veloce e potente –  ottimo il lavoro del bassista Ciccio Li Causi, ex Negrita e del giovane Luca Martelli, batterista dal drumming simile a quello del compianto Ringo De Palma –, diventerà uno dei capisaldi dal vivo nel prossimo tour che inizierà a marzo.

Maria Coraggio  è invece un classico midtempo Litfiba. Inizia con una citazione morriconiana per poi svilupparsi come un brano arioso che ricorda le atmosfere di Spirito (Tammuria) e di 17 re (Ballata). Interessante anche il testo che racconta la vicenda di Lea Garofalo, testimone di giustizia e vittima della ‘ndrangheta. Peccato che quello che poteva essere uno dei vertici compositivi dell’album, dal punto di vista musicale sicuramente lo è, venga vanificato da un ritornello davvero poco riuscito. “E danza, Maria danza, Maria danza, Maria danza nella sua stanza, nella sua stanza, nella sua stanza, nella sua stanza, danza e danza, ma Maria danza ma, sull’arroganza ma, la gente è stronza, stronza, stronza…”. Piero in passato era stato in grado di coniugare metrica italiana e sonorità rock in maniera più efficace.

Gorilla go e In nome di Dio sono altri due episodi di classico latin-metal alla Litfiba. Mentre il primo si sviluppa su un sound chitarristico contrappuntato da inserti di tastiere elettroniche che offrono un  tocco di modernità al suono pur senza snaturarlo, nel secondo – dedicato alla strage parigina del Bataclan –  la fa da padrone la chitarra di Ghigo che può liberarsi in tutta la sua potenza dando vita a una delle tracce più convincenti del disco. Una traccia che non avrebbe sfigurato affatto in Terremoto, anzi…

Straniero è invece una ballata che sembra provenire dalle session di Spirito . Probabilmente è la canzone più intimista dell’intero lavoro, quella che riuscirà a mettere d’accordo vecchi e nuovi fans. In Intossicato che inizia con un hammond quasi garage, Pelù aggiorna le tematiche ecologiche già presenti in brani storici come Peste (Litfiba 3, 1988) all’era degli inceneritori. Il suono è un hard rock un po’ convenzionale. L’ultima traccia Eutòpia, quella con cui Piero e Ghigo concludono il loro quattordicesimo album da studio, è una canzone di ampio respiro musicale che ricorda anch’essa i Litfiba di Spirito .