Roma vicina al fallimento felice

di Gabriele Bonafede

 

Roma forse non riuscirà ad avere la decrescita felice, ma è vicina al fallimento felice. Fallimento su tutta la linea, nei primi tre mesi della “guida” Raggi-Grillo. E non solo per la mancanza, tuttavia a 100 giorni dall’elezione del sindaco, di una giunta purchessia. Ma perché certificato dalla lettera di accompagnamento alle dimissioni del ragioniere comunale. E in assenza, ancora oggi, di uno straccio di assessore al bilancio.

Eternamente bella e felice

Eternamente bella e felice

La Raggi alla fine si è tenuta la delega al bilancio. Ballando, ballando. “Non è bello ciò che piace, ma che bello, che bello, che bello” sembra il motto della sindaca, ripetendo qualcosa di similmente vacuo alle massime di frate Antonino da Scasazza.

Insomma, tout va bien madame la marquise. Cavalli, scuderie, castello e città bruciano e si continua a ballare della bella. Altro che Titanic. Non c’è una giunta completa, non c’è l’assessore più importante, non c’è il ragioniere, non ci sono soldi, non ci sono nemmeno quelli delle olimpiadi.

Anche se la Raggi li ha reclamati lo stesso, come se uno andasse dal panettiere per compare del pane e dovrebbe pagare anche se non riceve nemmeno un bocconcino: l’economia della decrescita felice. L’economia del fallimento felice. L’economia della pigliata per i fondelli: dateci i soldi per le olimpiadi anche se non le facciamo.

Dal Trono di spade al Trono di Raggi. I 100 giorni di luna di miele stanno per finire all'Hotel Roma.

Ballando, ballando, il mento è cambiato.

Talé, talé, diremmo in Sicilia. Ora i contribuenti italiani ci dunano i piccioli alla Raggi p’un fari nenti. Perciò? Stiamo correndo. Magari, in mancanza d’altro, hanno già aperto un conto dedicato come usano fare per spremere i militanti.

Rimane la mancanza assoluta di progetti: il dolce far nulla. Che forse è anche meglio, perché laddove i grillini hanno fatto, hanno fatto poco e male. Dalla Sicilia alla Toscana, passando dalla Sardegna, ci sono schiere di cittadini indignati e delusi.

Ma anche questo non sembra bastare.

Giù insulti e botte da orbi ai giornalisti, che non ballano e non cantano, preferendo fare, con tutti gli errori umani del caso, il proprio mestiere: cercare e dare informazioni, anche a rischio di ricevere “attenzioni particolari” da militanti a cinque stelle arraggiati. Per fortuna sconfessati, a poche parole, dai vertici grillini siciliani.

E intanto Roma fallisce. Per la felicità e le danze di chi la amministra. Un po’ meno per i cittadini.