Incendiato il Reichstag turco: Erdogan sulle orme di Hitler

di Gabriele Bonafede

Da qualsiasi parte la si guardi, la Turchia di oggi assomiglia troppo alla Germania del marzo 1933: come se si assistesse all’incendio di un “Reichstag turco” dopo 83 anni circa. E se, forse, negli ultimi tempi si è fatto abuso delle citazioni sull’ascesa al potere di Hitler, mai come adesso gli avvenimenti in un Paese geograficamente vicino all’Europa ricalcano le vicende storiche della Germania anni Trenta in maniera così evidente. La Turchia sembra avviarsi inesorabilmente, e adesso a passi molto rapidi, verso la dittatura conclamata. Sentendo le notizie che provengono dalla Turchia in questi giorni sembra di vedere un film sul nazismo… solo che non è un film.

Il Reichstag brucia, 28 febbraio 1933

Il parlamento tedesco (Reichstag) brucia, la notte tra il 27 e il 28 febbraio 1933. Oggi sembra di assistere alla stessa scena di fronte all’incendio del “Reichstag turco”

Ciò che avviene oggi in Turchia sembra l’esatta copia della Gleichschaltung tedesca del 1933-1937, (letteralmente “allineamento” o “coordinamento”). E cioè il processo di consolidamento del potere nelle mani di un uomo solo e un partito solo con il pretesto, vero o presunto, di una minaccia al Parlamento e alla democrazia. Distruggendo, anche culturalmente, tutte le possibili opposizioni e i possibili oppositori al regime, dopo che un governo autoritario, ancora nominalmente democratico, era stato votato da una parte consistente della popolazione.

Oggi come allora, il pretesto è il pericolo di un colpo di stato, vero o presunto, che mini le basi della “democrazia” e della “legge”. Il processo di stabilizzazione della dittatura in Germania prese le mosse, e accelerò notevolmente, com’è noto, dall’incendio del Reichstag. Ancora oggi gli storici dibattono sulle responsabilità di quell’incendio. Così come oggi si dibatte sulla possibilità di un finto colpo di stato o meno in Turchia. Ma oggi come allora, poco importa. Ciò che fa rabbrividire sono le similitudini della Gleichschaltung tedesca del XX secolo con quella turca del XXI.

Va detto, la Turchia moderna nasce comunque da una dittatura militare, quella di Ataturk, come la Germania di Weimar proveniva dal potere dei Kaiser, sia pure monarchia federale e parlamentare. E il processo di rafforzamento della democrazia nella Turchia del XX secolo, come fu quello della Germania anni ’20, sembrava quasi compiuto a passi accelerati fino ai primi anni di governo di Erdogan.

La polizia di Erdogan in azione ai tempo della rivolta di Gezi Park, 2013

La polizia di Erdogan in azione ai tempi della rivolta di Gezi Park, 2013

Ma dopo i primi anni di legittimazione democratica, attraverso una serie di misure accentratrici, tra le quali spicca la negazione della libertà di stampa e tanto altro soprattutto a partire dalla rivolta di Gezi Park del 2013, Erdogan aveva già percorso un bel tratto di avvicinamento alla dittatura. Infine, con il fallito golpe del 15/16 luglio 2016, il capo di stato turco ha iniziato a percorrere le orme di Hitler in maniera sorprendentemente simile.

Vediamo queste similitudini. Innanzitutto l’aspetto psicologicamente più forte: la reintroduzione della pena di morte. Anche la Germania post-prima guerra mondiale, la Germania della Repubblica di Weimar, l’aveva quasi del tutto abolita, mantenendola solo per determinati, odiosi, omicidi. E fu reintrodotta dal governo nazista di Hitler dopo l’incendio del Reichstag del 27-28 febbraio 1933 con un uso estensivo e sostanzialmente politico. Dopo il fallito colpo di stato, anche la Turchia di Erdogan vuole reintrodurla con una connotazione che sembra innanzitutto politica.




Poi l’arresto di tutti gli esponenti politici d’opposizione, personale e non, al governo in carica. Hitler fece arrestare tutti i parlamentari comunisti dichiarandoli fuori legge e accusandoli di avere incendiato il Parlamento (appunto il Reichstag), ma poi dichiarò fuori-legge anche gli altri partiti arrestando coloro i quali non erano fuggiti in tempo all’estero. Analogia evidentissima con la Turchia dei nostri giorni del dopo-colpo di stato: i veri o presunti seguaci di Gulen, considerato l’avversario più temibile per Erdogan, sono stati tacciati di aderire, vero e falso che sia, al golpe fallito. E dunque mandati in prigionia, verosimilmente in campi di concentramento, considerando che difficilmente possono esserci strutture detentive ordinarie, anche in un Paese molto grande come la Turchia, per accogliere almeno 10.000 nuovi detenuti in un solo giorno. E siamo solo all’inizio: già decine di migliaia di funzionari pubblici, persino nell’istruzione, sono stati allontanati dai loro posti di lavoro. Presto, in Turchia, si dovrà esporre un distintivo del partito di Erdogan per avere e mantenere un posto di lavoro.

Proteste contro Erdogan nel 2013. Il capo di stato era già allora paragonato a Hitler

Proteste contro Erdogan nel 2013. Il capo di stato era già allora paragonato a Hitler

Altro elemento inconfondibile del consolidamento di ogni dittatura, e segnatamente del potere di Hitler, furono le purghe nella magistratura. Qui, incredibilmente, Erdogan supera Hitler. Il dittatore tedesco ci mise alcune settimane per realizzare l’espulsione dalla magistratura degli ebrei e degli avversari politici, veri o presunti. Erdogan ci ha messo poche ore, al massimo un paio di giorni. E anche per quanto riguarda l’“epurazione” di soggetti indesiderati nella polizia e nell’esercito, Erdogan-allievo supera di gran lungo il suo lugubre maestro: poche ore invece di alcune settimane o mesi per raggiungere lo scopo.

Sul piano culturale, si rabbrividisce a vedere come Erdogan segua le orme di Hitler nell’esautorare e imprigionare, fisicamente o socialmente, anche i depositari della cultura: professori, insegnati, accademici, intellettuali, scrittori, artisti… Anche qui in pochi giorni: molto più velocemente che nella Germania nazista.

E i passi per mettere il bavaglio alla stampa e terminare in maniera definitiva il barlume di libertà di stampa ancora presente in Turchia, sono stati anch’essi molto più veloci nella Turchia del 2016 che nella Germania del 1933: iniziati ben prima dell’incendio del “Reichstag turco”.

Reichstag-bandiera Turchia

Incendio del Reichstag… la storia si ripete in Turchia?

La Turchia va dunque a passi forzati, velocissimi, più veloci di quelli fatti dalla Germania nazista, verso un “allineamento”: una Gleichschaltung in salsa turca. Che fa della popolazione nel povero Paese anatolico la prima vittima di una nuova, temibile dittatura. E che, come tutte le dittature, si rivelerà disastrosa per tutti i turchi, compresi quelli che oggi sostengono il “sultano” Erdogan.

La Turchia, in due giorni, è andata indietro di ben ottant’anni. E in questo contesto forse non è difficile prevedere gli sviluppi.

I prossimi passi principali di Erdogan saranno verosimilmente, e in tempi probabilmente più brevi di quelli utilizzati da Hitler: 1) La pena di morte, come già annunciato; 2) Il conferimento di poteri speciali al capo del governo, ovvero: l’Enabling Act, in tedesco Ermächtigungsgesetz, che diede poteri a Hitler di governare con decreti senza passare dal Parlamento. Erdogan ha già ottenuto questi poteri, come fece Hitler per un periodo limitato ma con l’intenzione di renderlo permanente; 3)L’istituzione di tribunali speciali, d’altronde come già in atto in Turchia. Anche perché il sistema giudiziario è al collasso vista l’espulsione di un numero incredibile di giudici e magistrati; 4) La persecuzione e messa a bando del partito curdo e poi del maggior partito d’opposizione (il CHP) con conseguente arresto dei loro capi e dei loro parlamentari.

Turchia candele per i morti della protesta pacifica di Gezi Park, repressa con ferocia dalla polizia di Erdogan. Era il 2013. Foto tratta da da ibnlive.in.com

Turchia: candele per i morti della protesta pacifica di Gezi Park, repressa con ferocia dalla polizia di Erdogan. Era il 2013. Fu l’inizio di una deriva autoritaria adesso divenuta dittatura conclamata. Foto tratta da www.ibnlive.in.com

E ancora, continuando sulle orme del nazismo: 5) L’istituzione di un’arma simile alle SS/SA naziste, fedele al dittatore più di quanto non sia l’esercito, con poteri sconfinati compreso quello dell’assassinio e della tortura per estorcere “confessioni” non vere; 6) La continuazione dell’epurazione e della guerra contro l’ebreo di turno, nel caso della Turchia, evidentemente, l’attacco massivo contro curdi e le altre minoranze; 7) La creazione di numerosi campi di concentramento, probabilmente già esistenti, per internare decine di migliaia e forse centinaia di migliaia di oppositori politici; 8) L’uscita dalle organizzazioni internazionali, a partire dalla qualifica di partner dell’UE, cosa oltretutto automatica una volta reintrodotta la pena di morte in Turchia, 9) La progressiva militarizzazione della popolazione con giuramento al dittatore anziché al Paese, 10) L’intensificazione delle guerre di repressione interna (contro i curdi) e di espansione, inizialmente verso i Paesi confinanti…. e poi non si sa.

E ci fermiamo qui, perché lo scenario diventa sempre più apocalittico, soprattutto in considerazione della posizione e dei potenziali ed effettivi nuovi alleati dittatoriali che la Turchia si trova a portata di mano.




Lo scenario è talmente apocalittico, per tutti, che è meglio sperare qualcosa che sembra impossibile oggi, vista la situazione in Turchia. E cioè che Erdogan ritorni sui suoi passi, o per lo meno capisca che sta gettando il proprio Paese nel baratro insieme a un pezzo della civiltà umana. E che quindi, se vuole realmente salvare la democrazia nel suo Paese, e il futuro stesso della Turchia, rassegni le dimissioni per avviare un voto popolare libero dalla sua presenza ormai inaccettabile in un contesto democratico e di ricerca della pace.