Favola-Leicester, perché in Italia non può esistere

di Gabriele Bonafede

Il Leicester vince la Premier League e Ranieri è sul tetto del mondo, calcisticamente parlando. Fino a pochi mesi fa Ranieri era considerato dalla stampa sportiva italiana come l’“eterno secondo”, uno che non aveva mai vinto e non “poteva vincere”. Niente di più vero, in Italia. Ma, per fortuna, niente di più falso altrove.

Elliott lifs solleva a League Cup per il Leicester nel 2000

Elliott solleva la League Cup per il Leicester nel 2000

Il calcio italiano oggi è nella polvere mentre Ranieri è accanto a Eupalla nell’Olimpo delle divinità del calcio. Benvenuto titolo per Ranieri, finalmente! E avrebbe meritato il titolo molto prima.

Dunque Ranieri osannato e l’Italia del calcio sempre più giù. E ben gli sta all’Italia. Un’Italia che nel calcio, e in tanto altro, caccia via il meglio per tenersi il peggio.

La favola-Leicester in Italia non può esistere, per molti motivi. Primo tra tutti lo strapotere di alcuni club che negli ultimi anni hanno decretato il karakiri del calcio italiano. L’ultima volta che una squadra vinse per la prima volta il titolo in Italia risale al 1991: la Sampdoria di Vialli e Boskov. Un quarto di secolo fa, quando molti dei calciatori di oggi non erano nemmeno nati. Eppure, prima della grande Samp, c’erano state il Verona di Bagnoli (1985), il Cagliari di Riva (1970), la Fiorentina degli anni sessanta. Ancora, fino a un quarto di secolo fa era possibile che una squadra non scudettata potesse vincere il suo primo titolo in Italia. E alcune sorprese, magari senza titolo, c’erano: a cominciare dal piccolo Perugia piazzatosi secondo nel calcio di quegli anni.

Negli ultimi quindici anni, invece, le squadre non scudettate che si sono ripetutamente “avvicinate” al titolo, o quanto meno si sono posizionate più vicino al primo posto, sono state il Palermo del tanto vituperato Zamparini, l’Udinese e il Parma. Tre club oggi in grandi difficoltà, con gli emiliani persino falliti.

Renzo Barbera, presidente storico del Palermo calcio nella figurina Panini del 1972-73. L'anno successival Palermo di Barbera fu "scippata" anche la coppa Italia con un arbitraggio disdicevole della finale giocata con il Bologna.

Renzo Barbera, presidente storico del Palermo calcio nella figurina Panini del 1972-73. L’anno successivo al Palermo di Barbera fu “scippata” anche la coppa Italia con un arbitraggio disdicevole nella finale giocata con il Bologna.

In tutto questo, l’ultima volta che una squadra che non sia Juventus, Milan e Inter abbia vinto il campionato risale a quindici anni fa: la Roma di Capello. Nel XXI secolo il campionato di calcio in Italia è stato un “affare a tre”, in un triangolo della morte marchiato dai colori delle tre “strisciate”. Una delle quali, oggi al quinto successo consecutivo, sarebbe dovuta essere radiata per sempre a causa di macroscopici comportamenti anti-sportivi che in Inghilterra sarebbero stati sanzionati molto più duramente che in Italia. L’Italia doveva scegliere tra salvare il calcio italiano o salvare la Juventus. Ha scelto la seconda opzione, distruggendo il calcio italiano: da allora un declino senza fine e ben meritato.

E questo è solo il primo dei motivi per i quali in Italia non può esistere la favola-Leicester. Ma ce ne sono altri, tanti.

Il più importante è stato indicato dallo stesso Ranieri, e cioè l’iniqua distribuzione dei diritti TV. Che, accoppiato con il folle sistema dei contratti e dei procuratori, non consente a club che scoprono grandi campioni di trattenerli a giocare almeno per un paio di stagioni in più. Dove sarebbero arrivate Palermo, Udinese e Parma con i campioni che sono stati scoperti da queste società? Probabilmente allo scudetto. Ed è qui che arriva il terzo motivo, nella lunga serie qui non esaustiva, dell’impossibilità a realizzare una favola-Leicester in Italia. Infatti, uno scudetto anche una sola volta a una di queste squadre sarebbe stata considerata “una rovina” dalle cosiddette “grandi” del calcio italiano.

Dybala giocava nel Palermo, a ogni partita erano calcioni a go-go sulle sue gambe e nessuna convocazione in nazionale. Oggi è alla Juventus ed è tutelato...

Dybala giocava nel Palermo, a ogni partita erano calcioni a go-go sulle sue gambe e nessuna convocazione in nazionale. Oggi è alla Juventus ed è tutelato…

Errore madornale, come dimostra la rivitalizzazione del calcio inglese che avverrà ulteriormente grazie alla favola-Leicester. Immaginate se nell’anno di Guidolin il Palermo avesse tinto di rosa lo scudetto? A quest’ora tutti avrebbero parlato del calcio italiano, con grande beneficio per tutti. Invece, nisba. Lo stesso è successo per l’Udinese, altro club tuttavia privo di titoli anche se ha avuto grandi stagioni.

Perché? Perché in Italia l’autolesionismo è di moda, troppo di moda. Il sistema-calcio italiano non fa gruppo, come dovrebbero fare le squadre che vogliono vincere. Ognuno tira per la sua, con le buone o con le cattive. Sbagliato: il sistema può svilupparsi solo se, appunto, fa squadra. Accettando e anzi promuovendo i club virtuosi e tutelando i più deboli anziché i più forti. Invece in Italia si fa l’esatto contrario.

E se c’è una squadra che emerge, nonostante le enormi difficoltà, paffete! Decine di decisioni arbitrali di dubbio gusto nei riguardi dello sport, troppo spesso rivolte a favorire i club ricchi e penalizzare quelli che hanno meno voce in capitolo. Una vergogna senza fine persino nel torneo di Viareggio e nella coppa Italia.

Coppa Italia ormai misera, miserrima. Ridotta a pochi incontri con una formula ridicola, senza capire i vantaggi delle formule inglese e francese.

Scudetto sulla maglia rosanero. Ma solo quella Primavera... per la prima squadra rimane un sogno impossibile. Sarebbe il caso d'iscriversi al campionato inglese? Dopotutto il Palermo calcio fu fondato da gentlmen inglesi.

Scudetto sulla maglia rosanero. Ma solo quella Primavera… per la prima squadra rimane un sogno impossibile. Sarebbe il caso d’iscriversi al campionato inglese? Dopotutto il Palermo calcio fu fondato da gentlmen inglesi.

Ed è amaro dover ammettere che di questo sistema sbagliato e autolesionista fanno parte anche i grandi media sportivi. Ci sono trasmissioni nella TV pubblica che dedicano ore di conversazioni patetiche e inutili per i cosiddetti grandi club, anche quando sono negli ultimi posti in classifica. Dedicando poco o nulla alle tante realtà veramente sportive di club non titolati o in serie B, oppure in serie minori. Errore madornale, ma che continua ad essere commesso anno per anno, settimana per settimana, giorno per giorno, portando acqua al mulino delle solite tre-quattro squadre. In maniera stucchevole: si sa tutto dei tatuaggi di un giocatore delle “grandi” e nulla, ad esempio, delle record di spettatori del Lecce. Pazzesco.

E non è finita, veniamo al tasto dolente della gestione della sicurezza negli stadi e delle tifoserie. Un esempio su tutti, quello della bomba carta lanciata da supporter juventini a quelli torinesi. Logica e dignità avrebbe suggerito di punire severamente, con la chiusura del campo, intero, per almeno un paio di giornate e un paio di punti di penalizzazione. Ma ancora un flop. E questo è solo un episodio, se ne ricordano purtroppo tanti, troppi. E sempre, imperterrita, la “giustizia” sportiva interviene in maniera debole con i forti (Milan, Juventus, Inter…) e forte con i deboli (Genoa, Palermo, Nocerina…). Assicurando quella iniquità e quel disorientamento che ha letteralmente cacciato via dagli stadi pacifiche famiglie, facendo invece accedere cosiddetti “tifosi” che non hanno nulla a che spartire con lo sport.

Dopo la favola-Leicester, apriranno gli occhi i potenti del calcio italiano? Ne dubito. Forse nemmeno quando ci saranno solo un paio di club a rappresentare l’Italia nelle coppe europee. Cosa che sembra avverrà più presto di quanto si pensi.

 

 

Foto di Elliott solleva a League Cup per il Leicester tratta da Wikipedia, di Wolcott di Wikipedia in inglese – Trasferito da en.wikipedia su Commons da Sreejithk2000 utilizzando CommonsHelper., Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=10540924

In copertina, Claudio Ranieri con la maglia del Palermo in una delle ultime stagioni giocate da calciatore professionista. Anche lui è un ex-rosa.