Riforma Province e ribaltoni in Sicilia

di Giovanni Rosciglione

 

Ieri l’Assemblea Regionale Siciliana, pur con grave ritardo, ha approvato la Riforma delle Province con una legge, che avrebbe dovuto adeguarsi alla normativa nazionale della proposta Del Rio.

Panorama di Palermo da Monte Pellegrino

Ci saranno di fatto due sindaci per Palermo? Uno eletto e l’altro nominato. Stessa cosa per Catania e Messina.

“Avrebbe” ho scritto, perché poi in realtà, con un voto segreto richiesto dalla minoranza, è stata bocciata la giusta proposta del PD di fare coincidere le cariche di Sindaco della città Metropolitana con quella di Sindaco del Capoluogo.

Non c’è bisogno di essere un esperto di riforme istituzionali per capire che, con questa modifica, nelle grandi aree di Palermo, Catania e Messina (quasi due terzi della popolazione) saranno nei fatti conservate le vecchie province, con la conseguenza di una conflittuale e contraddittoria convivenza di due sindaci e due differenti strutture burocratiche nel medesimo territorio.

Ma il voto segreto di ieri, che ha coinvolto una buona parte della maggioranza nella Giunta Crocetta, è stato soprattutto una prova di rinascita del centrodestra in Sicilia.

Berlusconi al Politeama, le folle oceaniche alla presentazione del libro del nuovo Silvio Pellico, le dichiarazioni di Schifani, le mobilitazioni delle associazioni indipendentiste (forconi, Nomuos, fondazione Salvatore Giuliano, Rifondazione siciliana e così via) hanno preceduto il concretizzarsi di quella che è ancora un’ipotesi di Forza Sicilia.  Ancora…

Non posso essere certo annoverato tra i grandi estimatori dei Sindaci delle nostre grandi città, ma quella di ieri è stata una “toccata ri puoso”  – per chi mi capisce – che intende preludere un ribaltone politico.

La Sicilia è una delle Regioni più problematiche d’Europa, per le sue condizioni economiche, sociali e politiche; per la presenza egemone della mafia. Poco si è fatto per migliorare le cose. Molti sono gli errori e i ritardi della sinistra. Presenti sono i rischi di una svolta conservatrice, isolazionista e avventurista.

Ma non si può assistere indifferenti ad un grottesco e pericolo salto all’indietro.

Il PD deve finalmente darsi un profilo programmatico coerente ed efficace.