Da Almaviva ai Cantieri: notte e speranza

di Gabriele Bonafede

Notte di passione e di speranza per un’intera città: Palermo. Attanagliata dal rischio licenziamenti di massa. Ai quasi 1700 lavoratori di Almaviva si aggiungono infatti 700 operai a rischio per i Cantieri Navali e altri 139 della Cedi-Carini.

Si tratta di un numero enorme di occupati a rischio per l’area metropolitana di Palermo. Contando solo Almaviva e Cantieri, che insistono sul capoluogo, sarebbero circa 2400 persone che rischiano di perdere il lavoro entro poche settimane. Gli occupati a Palermo, secondo gli ultimi dati del 2015, sarebbero 188.000. Dunque a rischio è l’1,3% degli occupati in città.

Lavoratori di Almaviva espongono lo striscione "Siamo tutti Almaviva"

Lavoratori di Almaviva espongono lo striscione “Siamo tutti Almaviva”

Una percentuale che, vista così, potrebbe sembrare piccola. Ma che non lo è. L’impatto sulla riduzione del potere d’acquisto e sull’indotto sarebbe infatti spaventoso e trascinerebbe cifre molto più grandi. C’è il serio rischio che s’inneschi un circolo vizioso tutt’altro che auspicabile, specialmente in questo momento e in questa città.

Domani mattina dovrebbe esserci un incontro al Ministero dello Sviluppo Economico tra le parti sociali e il governo per studiare la situazione. Ma già da qualche ora circola un’altra notizia: proprio il Ministro dello Sviluppo Economico, Guidi, si sarebbe dimesso, travolta da uno scandalo.

Viene a mancare dunque il vertice del Ministero di riferimento per una drammatica vertenza d’importanza fondamentale per le sorti economiche di un’intera città, la quinta in Italia per popolazione.

Una vertenza che vede coinvolti 1670 lavoratori di Almaviva, ai quali si sommano i 700 operai del Cantiere, ciclicamente a rischio perché, tipicamente, dipendono da grandi commesse dilazionate nel tempo. Con questi numeri non è più questione di un’azienda o un’altra, ma di una intera città, già in forte difficoltà da anni, se non da decenni. Non a caso, l’hashtag scelto dai lavoratori per la vertenza è #siamotuttialmaviva. È vero, per lo meno a Palermo, siamo tutti Almaviva. Perché un licenziamento di massa come questo è un problema che coinvolge tutti palermitani.

Cala la notte su Palermo?

Cala la notte su Palermo?

I lavoratori di Almaviva rappresentano inoltre un nucleo molto vivo e volenteroso, preparato e fortemente dedito al lavoro con alti ritmi e qualità di produzione. Spesso si tratta di lavoratori che, prima di entrare in Almaviva, avevano già completato studi ed esperienze qualificanti ben aldilà delle mansioni poi assegnate. Sono, cioè, l’esatto contrario agli stereotipi, purtroppo in voga per troppo tempo, del siciliano che eviterebbe il lavoro. Si tratta di lavoratori che lentamente o a capofitto fin dal primo giorno, hanno creduto in questo impiego per la ferma volontà di costruire un futuro nel lavoro, magari non ideale, ma con la dignità che il lavoro in se stesso consegna all’essere umano.

Sono giovani e meno giovani che con coraggio hanno costruito la loro vita, hanno messo su casa, hanno avuto figli, sono andati avanti realizzando qualcosa che per le passate generazioni era un’ovvietà, ma che oggi anche per un quarantenne, a Palermo, è una conquista.

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Almaviva, quasi 3000 posti di lavoro a rischio in Italia, dei quali 1670 a Palermo e 900 a Roma. Ma c’è anche Misterbianco in provincia di Catania

Tutto questo adesso è messo i discussione con la necessità di realizzare un cambiamento reale nella traiettoria economica della città di Palermo.

Ieri sera, davanti al Teatro Massimo, che è una storia di successo di Palermo, i lavoratori di Almaviva si sono radunati per sensibilizzare la città. Era la prima di Lucia di Lamermoor. Drammatica e, purtroppo, profetica coincidenza. Adesso intorno al Ministero dello Sviluppo Economico aleggia il fantasma di Ravenswood: un Ministro che non c’è più. Cattivo presagio, che speriamo rimanga tale e non si verifichi il resto della tragedia.

E per far questo, si deve capire che l’Opera va bene per intrattenersi e imparare. “L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire“, campeggia la scritta proprio sul teatro Massimo di Palermo.

Che si impari dalle esperienze passate e si eviti d’innescare un circolo vizioso in una città già in grandi difficoltà. E che nella vana scena della politica personalistica, troppo spesso presente in Italia e in Sicilia, si porti invece una vera preparazione dell’avvenire. Intanto evitando i licenziamenti e proponendo invece un nuovo progetto di rilancio aziendale. Ma soprattutto con un vero progetto per Palermo e il Mezzogiorno che non sia la solita commedia gattopardesca.

 

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