Da astronauta a rifugiato

di Gabriele Bonafede

 

La retorica di certi partiti, movimenti e media italiani dipinge gli “immigrati” e i rifugiati come “invasori”. Nascondendo che l’enorme flusso di rifugiati proviene soprattutto dalla Siria per scappare da bombardamenti indiscriminati, torture, mostruosità di ogni genere e in pratica un genocidio perpetrato da Assad con il sostegno della Russia e aggravato dalla ferocia dell’Isis.Folla rigugiati in Siria snapshot_2

A scappare dall’orrore siriano sono tutti. Comprese personalità, intelligenze, comuni professionisti, comuni cittadini, imprenditori, ingegneri, architetti, veterinari, commercianti, dirigenti, operai, impiegati, mamme, bambini, insegnanti. Tutti. Ed è ovvio che sia così, basta vedere le immagini della Siria di oggi per capirlo. Ma, in Italia e in Europa, c’è ancora chi non capisce preferendo, dietro la falsa scusa di bombardare l’Isis, il sostegno a chi principalmente ha provocato e provoca tutto questo: e cioè Assad.

Emblematica è la storia di Muhammad Ahmed Faris, l’unico astronauta siriano e vero e proprio eroe nazionale fino a quando iniziò a criticare la dittatura nazifascista di Assad. Vie, piazze, scuole intestate a Faris non sono bastate a proteggerlo dalle minacce del dittatore e dei suoi aguzzini nel momento in cui denunciò, già nel 2012, il massacro di ragazzi che protestavano e la ferocia del regime siriano nel reprimere le manifestazioni pubbliche di malcontento.

Siria citta distruttaFaris dovette scappare, anche lui come gran parte dell’intelligentsia e della parte migliore della società siriana, per evitare il peggio. E adesso vive quale semplice rifugiato in Turchia rinunciando a onori e agiatezza. Ovviamente il regime nazifascista di Assad ha confiscato tutte le sue proprietà lasciate in Siria come facevano i nazisti nei confronti degli ebrei.

Recentemente Faris è tornato alla ribalta delle cronache, ma non in Italia dove le sue dichiarazioni e il suo racconto sono stati oculatamente ignorati dai più. Faris ha rifiutato l’“aiuto” della Russia che lo avrebbe “accettato” e persino “invitato” quale rifugiato, visto che è stato insignito, in passato, del titolo di Eroe dell’Unione Sovietica (1987) e anche dell’ordine di Lenin.

Faris a Istanbul 2

Muhammad Ahmed Faris a Istanbul

Il rifiuto, oltre a dimostrare la sua integrità, coerenza e corretteza, è anche un’accusa all’evidente falsità del governo russo nel proporre un “rifugio”. Faris è infatti molto critico sui bombardamenti russi in Siria affermando quello che è noto a tutti: la Russia bombarda indiscriminatamente aree civili in Siria, e segnatamente scuole e ospedali, ed “ha già causato oltre 2000 morti”, come afferma l’astronauta stesso.

Nonostante l’annunciato ritiro delle truppe, tutto da verificare, il sostegno russo ad Assad è ancora incondizionato: il governo di Mosca continua a fornire quantomeno armi e assistenza. Per l’astronauta andare in Russia sarebbe stato come consegnarsi a chi vorrebbe chiudergli la bocca, magari con un sasso, oppure facendogli “un’offerta che non avrebbe potuto rifiutare.”

L’astronauta siriano fece parte della missione MIR negli anni ‘80 insieme a colleghi russi dell’allora Unione Sovietica. Con i quali è rimasto in buoni rapporti. Ma le sue parole nei riguardi dell’accanimento del regime russo contro le popolazioni civili siriane sono nette e anche emblematiche, perché pronunciate da chi, una volta, credeva nell’amicizia tra Russia e popolo siriano, oggi svanita del tutto: “Ho detto ai russi che accetterei il loro invito a una sola condizione: smettere di sostenere Assad. Per me è impossibile stringere le loro mani mentre commettono ogni possibile crudeltà”.

La sua intervista di un paio di settimane fa è apparsa sul The Guardian e in altri giornali esteri. In Italia ne hanno parlato in pochi, tra questi l’Unione Sarda in un breve articolo “Da eroe nazionale a esule dimenticato.” Nel quale sono pubblicate altre parole emblematiche di Faris: “Invece di vivere in Siria come un eroe mentre il mio popolo soffre, ho preferito vivere in condizioni difficili, in esilio, ma con onore.” Un onore che molti italiani e molti europei non hanno.