Museo della Storia Patria e memoria storica

di Pasquale Hamel

La riapertura del Museo del Risorgimento Vittorio Emanuele Orlando di Palermo, è un’opportunità ulteriore che si offre, soprattutto ai palermitani, per riflettere sulla propria storia. Questo è l’obiettivo che mi sono proposto dal momento in cui ho accettato l’incarico onorifico a cui gli amici della Società Siciliana di Storia Patria mi hanno chiamato.

Come è a tutti noto, un forte limite che si riscontra in noi siciliani è proprio la mancanza di memoria storica, limite culturale che si traduce in una difficoltà che molti scontano nella comprensione del presente e che dà spazio a demagoghi e opportunisti di vendere, come verità vere e proprie, imposture.

Pasquale Hamel, direttore del Museo della Storia Patria a Palermo, all'interno dello stesso museo.

Pasquale Hamel, direttore del Museo del Risorgimento alla Storia Patria di Palermo, all’interno dello stesso museo.

È infatti evidente che, per capire il presente e costruire il futuro, è necessario conoscere il passato, cioè le cause che stanno a monte e che si collocano chiaramente nella storia. Di quel passato, il Museo in questione dà modo di leggere una pagina significativa, e cioè quella relativa all’Ottocento, secolo nel quale si decidono le sorti dell’Isola e si attuano scelte i cui riflessi pesano ancora e condizionano la vita di noi siciliani.

Il Museo, pur avendo un’impostazione che innegabilmente enfatizza il processo unitario, è soprattutto una memoria del ribellismo siciliano, di quelle rivoluzioni, che personalmente liquido come controrivoluzioni, fomentate dai ceti forti locali che hanno sfruttato lo spirito ribelle ed anarcoide della gente di Sicilia.

La memoria, piaccia o meno, va sicuramente raccontata anche attraverso i reperti che non hanno alcuna responsabilità delle eventuali mistificazioni storiche o delle strumentalizzazioni. Considero, dunque, sbagliata la richiesta, per fortuna marginale, che qualcuno avanza, sulla base di opinabili tesi revisioniste, di chiudere il museo: un errore che fa il paio con, ad esempio, la richiesta non condivisibile della Boldrini di cancellare una scritta Dux sull’obelisco del Foro italico a Roma come se con ciò si potesse cancellare la memoria del fascismo.