Il voto alle donne ha solo 70 anni: quanto siamo selvaggi

 

di Gabriele Bonafede

Otto marzo festa della donna e quindi dei diritti umani. Quest’anno è anche una data particolare: nel 1946 le donne votavano per la prima volta in Italia e in altri Paesi europei, e cioè settant’anni fa.

Ma cosa sono 70 anni nella storia dell’umanità? Se consideriamo gli albori della “civiltà” dobbiamo andare indietro di 7000 anni. Settant’anni rappresentano dunque meno dell’1% della storia dell’umanità, intesa a partire dalle generazioni che iniziarono faticosamente a uscire dalla preistoria. Quasi nulla.art1a

Giustamente oggi consideriamo selvaggi coloro i quali, ad esempio nel periodo dell’Impero Romano, si divertivano a vedere poveri uomini mangiati dalle belve oppure che si scannavano tra loro nel Colosseo e in altri edifici appositamente costruiti. Oggi, se non altro, le masse si divertono a vedere programmi insulsi in TV oppure partite di calcio allo stadio, dove si presume ci sia persino il rispetto dell’avversario, quando c’è.

Oggi consideriamo selvagge quelle comunità che offrivano sacrifici umani ai loro dei. E ciò accadeva, nell’occidente, solo alcune decine di generazioni fa e anche nel XVIII secolo, se assimiliamo a sacrificio umano il bruciare eretici e “streghe” ai tempi dell’inquisizione. Un’epoca in cui vivevano i nonni dei nostri nonni: molto più vicina di quanto pensiamo.

1454728140Gli uomini e le donne di un ipotetico 3016 o 4016, se l’umanità esisterà ancora, probabilmente ci considereranno selvaggi. Considereranno l’inizio del XXI secolo come un’epoca storica che iniziava appunto da poco, da pochissimo, ad essere regolata dal sistema delle democrazie. E con il voto finalmente concesso alle donne solo da un paio di generazioni e solo in una ristretta parte del globo.

Le generazioni del 3016 vedranno con orrore la nostra epoca: come quella segnata da una generazione di barbari, di spregevoli selvaggi sub-umani, dove il voto alle donne e la democrazia esisteva da poco e in una piccola parte dell’umanità. Dove ancora era possibile picchiare impunemente una donna e persino ucciderla, affrontando poi di miti sentenze e anche approvazioni.

Ci considereranno giustamente dei selvaggi anche per l’incredibile sostegno alle più feroci dittature e per l’utilizzo di parole da barbari sottosviluppati come “geopolitica”, “sfere d’influenza”, “pena capitale”, “puttana”, “negro”, “frocio”.lapidazione-afghanistan

Da 10-15 anni l’Italia sta regredendo in maniera abissale. Queste parole sono all’ordine del giorno non solo nella parte della popolazione che non ha una cultura, ma persino in grandi giornali e riviste. Le prime due parole orrende vanno di moda finanche in ambienti cosiddetti accademici, dimenticando che erano le parole tipiche del dibattito politico degli anni ’30 del XX secolo: gli anni che portarono, con l’esteso utilizzo di queste parole, alla mostruosa tragedia della Seconda Guerra mondiale.

Eppure siamo ancora in democrazia. Una democrazia fragile, come ammoniva e ammonisce Tina Anselmi, una delle madri della Repubblica italiana. I cui valori di libertà di opinione, uguaglianza, rispetto dei diritti civili, e tanti altri diritti fondamentali, sono e saranno per molto tempo costantemente in pericolo. Altrove, nel mondo, esistono feroci dittature che attraggono sciagurate fette dell’opinione pubblica, partiti e movimenti italiani.

alla-elezioni-del-2-giugno-1946-per-la-prima-volta-nella-nostra-storia-partecipano-le-donne-votano-12-998-131-cittadine-italianeAltrove, nella stragrande maggioranza del globo, i diritti umani, segnatamente quelli delle donne, sono ancor più calpestati e umiliati. Ci sono le mutilazioni, le leggi segregazioniste nei confronti delle donne, una giustizia parziale a favore degli uomini, i linciaggi, le lapidazioni, gli stupri organizzati, gli orrori. Ci sono le sparizioni, le torture, il bavaglio alla libertà di stampa e d’opinione. C’è l’orrore giornaliero, ancora più abissale di quello che vediamo in Italia.

E anche in Italia, per quanto il nostro selvaggiume non ce ne faccia rendere pienamente conto, le donne vivono tuttavia con diritti civili minori rispetto agli uomini, nella vita di ogni giorno.

Proliferano persino le opinioni di approvazione, o per lo meno di giustificazione, quando una donna è picchiata o “palpeggiata” impunemente in ufficio da qualcuno che ha potere economico su di lei. Adducendo eventuali, strani, e selvaggi, motivi perché ciò avvenga impunemente.

Grazie ai padri, e soprattutto le madri della Repubblica Italiana, piccoli ed epocali passi come il voto alle donne sono divenuti fatti acquisiti. Ma vanno difesi, oggi più che mai, per evitare che si torni più indietro in una barbarie ancora più profonda di quella che viviamo.