Zia Titina, la “commerciante” del Capo ridotta all’osso

di Gabriele Bonafede

 

Si avvicinano e fanno la foto. D’altronde, si sa, Palermo è nota come città del culto dei morti. E molti turisti non perdono una visita al cimitero dei Cappuccini dove possono rallegrarsi in vita a vedere tanti morti conservati a mummie.

Zia Titina

Zia Titina nella foto circolata su Instagram.

E quindi ritrovarsi una mummia gratis in bella mostra lungo Via Sant’Agostino, dove il mercato storico del Capo s’incrocia con quello delle bancarelle a continuazione di Via Bandiera, fa persino piacere.

È la “mummia di Zia Titina”, così battezzata dai commercianti all’angolo tra Via Sant’Agostino e piazza Saponeria che, ritrovandola per caso mentre si sbarazzava un magazzino, l’hanno messa in bella mostra per la strada. E siccome in questi giorni, caso raro, a Palermo piove un pochettino, Zia Titina mummificata è stata provvista di vestiti, un cappotto e un cappello.

Ovviamente la mummia non è vera, ma di polistirolo. E vista la popolarità per i “selfie” che di sti tempi svegliano pure i morti, è stato applicato un cartello con tariffa-foto a modico prezzo: cinquanta centesimi a scatto. Il cartello sul prezzo delle foto è ovviamente uno scherzo “Anche perché ci tasserebbero pure questo”, dicono i commercianti locali. Vera è invece la forma di protesta e, in qualche modo, di voluta attrattiva turistica, vista l’assenza delle istituzioni.

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Zia Titina protesta contro il governo nazionale Ma non è tenera nemmeno con quello locale. Foto di Gabriele Bonafede

Non mancano i salaci commenti dei palermitani che passano da lì tra un acquisto di arance e uno di carciofi: “Ma cu è?” “A ‘za Titina unn’a canusci? Era a nonna di Pinuzzu u muitu”. Si avvicina qualcun altro: “Ma cu chiddu c’a scuola non si catamiava mai?” “Ma no, chi ci trasi! Zia Titina è esistita, era mia zia. Non ne parlate male!”

Altri preferiscono commenti più seri e perlustrazioni più scientifiche sull’accaduto. “Ma cu ci a purtò ca?” “I ragazzini”. “Pare vera ma è di polistirolo”. “Ma no, vera è”. “A za Titina?”.“Nca cu, c’è puru scritto”. Si avvicina un commerciante e spiega con un poco più di serietà, e il discorso, a parte lo scherzo, è importante: “Qui abbiamo messo questo manichino di polistirolo perché almeno facciamo qualche cosa per rivitalizzare la zona. Dove non passa più nessuno. E l’abbiamo chiamata zia Titina, come una signora che oggi non esiste più. Ma che se fosse ancora viva protesterebbe con noi”.

Il Capo non è nuovo a storie popolari su situazioni trascendentali. Alcuni anni fa apparve infatti “Suor Maria Mercede” che pregava nel campanile della Chiesa, appunto, di SS. Maria della Mercede. In realtà si trattava di un gioco di luci, ma sembrava proprio una suora che pregava, come si vede nella foto.

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La “suora che prega” a SS. Maria della Mercede nel 2012. Foto di Gabriele Bonafede

Adesso c’è Zia Titina a rallegrare le stradine di un mercato che, nonostante tutto e nonostante le mummie, è ancora vivo, con i tipici colori e le voci dei mercati palermitani.

Ma, a parte mummie di polistirolo o suore che pregano, la realtà del Capo è sempre più difficile. La Vucciria è ormai un fantasma di se stessa, proprio come Zia Titina-al-Capo. Ballarò è in grande difficoltà. E il mercato del Capo ha molti problemi. “Negli ultimi dieci anni c’è un calo impressionante” afferma una signora con la putìa di scarpe e vestiti proprio di fronte alla mummia di Zia Tititna.

Il fatto è che, nonostante si proceda a restauri di edifici qua e là, dal punto di vista commerciale il Capo soffre una disattenzione che sembra cronica, da parte delle istituzioni. Eppure, Il Capo come Ballarò e la Vucciria, è un mercato storico di Palermo che rappresenta un vero e proprio monumento, al pari del Teatro Massimo che si trova a pochi passi da Zia Titina.

La vicenda di Zia Titina, che inizia ad attrarre attenzione e qualche turista in più, dimostra che ci vorrebbe poco per rivitalizzare questi mercati. Basterebbe innanzitutto un poco più di attenzione per promuovere e facilitare il folklore locale attraverso manifestazioni d’attrattiva. Ma basterebbe soprattutto trovare anche modalità di sostegno, o per lo meno eliminare gli ostacoli che si sono creati persino per arrivare nella zona.

Il Capo oggi (febbraio 2016) foto di Gabriele Bonafede

Il Capo oggi (febbraio 2016) foto di Gabriele Bonafede

La zona pedonale di via Maqueda, infatti, se da un lato ha avuto un grande successo, dall’altro strozza il mercato del Capo tra il Tribunale, che è off-limits, e appunto una zona pedonale molto grande senza alcun intervento per convogliare turisti e clienti a farsi una passeggiata al mercato del Capo o di Ballarò. Non esiste nemmeno una segnaletica degna di questo nome.

Così, Zia Titina, immagine della situazione, è ormai ridotta all’osso. E ai commercianti locali non resta che manifestarlo, anche nei confronti del governo nazionale, con la scritta: “Grazie a Renzi si è ridotta così” e cercando di attrarre attenzione laddove non se ne trova.

Al Capo si ripete una storia come quella di Suor Maria della Mercede: un’attrattiva che dura qualche tempo e poi tutto è dimenticato. Si spera che questa volta l’attenzione verso Il Capo e gli altri mercati storici di Palermo rimanga viva e produca qualche intervento concreto.

Intanto a Zia Titina abbiamo offerto un caffè e un cornetto alla crema, cercando di farla rimmettere in sesto, e lei ringrazia: “Almeno l’amministrazione comunale mi ascolterà, ridotta così?”. Vedremo.

 

Foto di copertina di Gabriele Bonafede.