La cattedrale gotica di un cimitero pirandelliano

 

di Pasquale Hamel

Donna Concettina Melluso figlia di don Vincenzo Melluso, una sorta di Buddenbrook empedoclino antenato di mia moglie, aveva accumulato ingenti ricchezze col commercio internazionale.

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Non fatevi confondere dalle storie pirandelliane: questa è un’immagine del cimitero monumentale di Messina, non di Agrigento o Porto Empedocle. Ed è tratta da Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Cimitero_monumentale_di_Messina

Nonostante la decadenza della propria famiglia, causata da scelte sbagliate dei suoi fratelli, guardava la gente dall’alto in basso con l’atteggiamento della padrona rispetto al servo. Un’altezzosità giustificata dal fatto che, se i suoi fratelli avevano perduto quasi tutto, lei conservava la sua cospicua dote che mai aveva confuso con quella del marito, anche lui commerciante di buona fortuna ma non certo così facoltoso com’era stata la famiglia della moglie. Proprio il marito, don Calogero Deleo, era di tutt’altra pasta, molto semplice e, come si suole dire, proprio alla mano, difficile capire come i due potessero stare bene insieme visto che erano il diavolo e l’acqua santa.

La storia che racconto, parte da molti anni prima che accadesse l’evento cioè quando i facoltosi Melluso potevano permettersi quasi tutto e, proprio per darlo a vedere alla gente, non lesinavano in opere grandiose. La più singolare di queste opere fu la realizzazione della tomba di famiglia. Per don Vincenzo, che peraltro per i suoi affari aveva girato mezza Europa, doveva essere qualcosa di unico, quale non si fosse vista altra in terra di Sicilia. All’architetto, fatto venire da Milano perché pare che non si fidasse della perizia dei professionisti locali, confessò il suo debole per quelle cattedrali gotiche di fronte alle quali sostava ammirato in silenzio quando si trovava in qualche città tedesca o francese.

Quanta pazienza avrà Pirandello con le nostre pirandellate?

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Nello spazio che aveva comprato nel cimitero nuovo del paese, voleva infatti che si edificasse, senza tenere conto a spese, una cattedrale gotica in sedicesimo a gloria della sua famiglia e di questo suo intendimento di don Vincenzo fece partecipe la moglie Rosalia che ne fu entusiasta. L’architetto si mise subito al lavoro ben sapendo che avrebbe potuto sbizzarrirsi visto che don Vincenzo gli aveva fatto capire che problemi di danaro non ce ne sarebbero stati e che, di conseguenza, poteva largheggiare.

La cattedrale in stile gotico svettò ben presto di molto al di sopra delle gentilizie che popolavano quella parte del cimitero, è fu un edificio bellissimo degno delle fortune dei Melluso. Se infatti la facciata dava la sensazione di grandezza, l’interno la dava di fastosità essendo rivestito di marmi pregiati e decorato con preziosità. Un grande portone di bronzo, con artistici decori dava accesso all’edificio ed un altare, che imitava quello di una cattedrale, chiudeva la parete in fondo. Insomma bellezza e kitsch si incrociavano e sposavano offrendo, come peraltro era desiderio di don Vincenzo, una forte sensazione di potenza.

La cappella, se così la si voleva chiamare, fu pronta in tempo per ospitare le spoglie di don Vincenzino, un giorno di lutto per l’intero paese tant’è che le bandiere furono listate a nero e che, per rispetto al potente defunto, quel giorno fu sospesa ogni attività.

Ed ora, facciamo un salto di qualche decennio.

Donna Concettina Melluso era sul letto di morte, in quei terribili momenti che segnano il trapasso, si dice che i pensieri piuttosto che alle cose mondane siano rivolti a quelle dello spirito. Almeno così per la gente comune ma non per donna Concettina. D’improvviso, infatti, in un attimo di lucidità ella chiamò a sé il marito e i figli affranti dal dolore. Doveva dettare una sua ultima importante volontà. Chissà cosa aspettavano di conoscere marito e figli, chissà quale segreto ed invece…

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Ecco, questa è la Cappella Gotica di Donna Concettina Melluso, al cimitero di Porto Empedocle. Foto di Pasquale Hamel

Invece, niente di più inaspettato. Donna Concettina raccomandava infatti che la sua bara fosse collocata nella tomba dei Melluso perché lei non poteva essere seppellita, com’era d’uso nelle nostre parti, nella tomba di famiglia del marito che, per modestia, non rispondeva certo alla dignità della sua persona.

Immaginate lo stato d’animo di quei parenti intenti ad ascoltare quelle ultime disposizioni che suonavano non certo bene alle orecchie del marito. Eppure, essendo uomo mite e particolarmente devoto alla moglie, pur controvoglia perché rompeva una tradizione, don Calogero non contraddisse i desiderata della moglie e pregò, quindi, i cognati di accogliere la defunta nella grande gentilizia tenendo fermo, però, che lui non ne avrebbe seguito l’esempio, così che dopo decenni di matrimonio si sarebbero post mortem divisi; ognuno nella sua tomba.

Passarono gli anni, molti anni, e gli ultimi Melluso, ormai lontani da Porto Empedocle e disinteressati alla gentilizia nel locale cimitero, decisero di disfarsene. Ironia della sorte, la proprietà passò ad una famiglia completamente diversa che, pur con garbo, raccolse quanto rimaneva degli ospiti per consegnarli all’ossario comune.

Fu una sorta di rivincita di don Calogero, perché mentr’egli dimora ancora nella sua tomba, rispettato e onorato dai parenti in tutte le ricorrenze, di donna Concettina sfrattata dalla sua piccola cattedrale, non sono rimaste neppure le ossa. Ma solo una piccola cattedrale gotica di pirandelliana vicenda.

 

In copertina, la Cappella Melluso in stile “cattedrale gotica” al cimitero di Porto Empedolce. Foto di Pasquale Hamel.