Il “petaloso” tormentone che può sciupare troppo presto un “fiore di banco”

di Gabriele Bonafede

“Qualche settimana fa, durante un lavoro sugli aggettivi, un mio alunno ha scritto di un fiore che era “petaloso”. La parola, benché inesistente, mi è piaciuta, così ho suggerito di inviarla all’Accademia della Crusca per una valutazione. Oggi abbiamo ricevuto la risposta, precisa ed esauriente. Per me vale come mille lezioni di italiano. Grazie al mio piccolo inventore Matteo.”

Con questa frase e la pubblicazione su facebook della bella lettera ricevuta dall’Accademia della Crusca l’insegnante Margerita Aurora ha scatenato un nuovo tormentone nel web, che questa volta è in qualche modo, benvenuto.

Se non altro, “petaloso”, un aggettivo riferito a un fiore ma che potrebbe riferirsi a mille altre cose e persino persone, deriva da una parola italiana. Gli italiani, e soprattutto i giornali, utilizzano troppo spesso parole straniere che in realtà esistono anche in italiano. Anche trasformandone il vero significato, a parte la pronuncia originale. Si sentono orrori in ogni dove.12744010_10208816871809850_8320847534852801675_n

L’Accademia della Crusca, giustamente, fa notare che la parola, se accettata da chi parla italiano diventa una parola da dizionario a tutti gli effetti. E allora tutti a commentare, tutti a ripetere la parola, a inserirla nelle poesie di Leopardi e di altri poeti italiani. Persino la Treccani si è mobilitata.

Va da se, però, che la pioggia di “petaloso” nel web potrebbe farla diventare una “parola orrenda”, per citare Vincenzo Ostuni, troppo presto. Petaloso rischia, in pratica, d’invecchiare appena nata. E diventare così uno di quei tormentoni nel linguaggio di politici, giornalisti e improvvisati oratori al pari di tante parole orrende veicolate da media senza ritegno e che ricordiamo oggi con orrore, quali “attimino”, “quant’altro”, “piuttosto che”, “attenzionare” e via dicendo. Ce ne sono decine, centinaia, per tutti i gusti e le situazioni.

L’Accademia della Crusca probabilmente non intendeva questo scempio. Una parola nuova, che in questo caso è comunque un aggettivo interessante e degnissimo, ancor più se “inventato” da un bambino sul banco di scuola, ha diritto, come a un bambino, di crescere e camminare sulle sue gambe. Con il tempo che ci vuole, altrimenti diventa una cosa, o una parola, orrenda perché abusata.

La vicenda mi ricorda uno stupendo libro pubblicato tanti anni fa dal titolo “Fiori di Banco” di Ada Treré Ciani. In quel piccolo volume erano contenuti deliziosi strafalcioni e invenzioni di bambini di scuola elementare. Lo leggevamo spesso, in famiglia e con gli amici, con grande gusto e divertimento. Erano veri fiori di banco, come lo è petaloso. Che non appassirono mai perché lasciati vivere e crescere con pazienza.

Speriamo che petaloso non appassisca troppo presto.