Cuffaro? Sì, il PD è centrale

di Giovanni Rosciglione

La sinistra siciliana, se non è un ossimoro essa stessa, è sempre stata minoritaria. Anche volontariamente.

Il PD, come tutte le sinistre moderne nel mondo, deve parlare e guardare al centro. Inteso, non come uno schieramento politico ed elettorale di classe e /o di censo, ma come il cuore della società e dei suoi bisogni, come la maggioranza di una società variegata e moderna: commercio e servizi, professionisti, piccole e medie industrie, associazionismo, mondo della ricerca e dell’eccellenza, operatori dell’arte e dello spettacolo.

Se il PD è questo vuole fare, è naturale allora che si attrezzi per intercettare i voti di quello che è stato l’elettorato maggioritario della DC e di Cuffaro e Lombardo, con i quali peraltro la parte riformista di quella sinistra ha collaborato e non sempre per oscuri “inciuci”. Ricordo, per esempio, la legge sulle unioni civili che dalla sinistra siciliana è stata voluta.

Ovviamente il PD, guardando a conquistare questo centro, deve avere la capacità trasformare la ottusa politica del clientelismo sterile e ambiguo, in un disegno di riscatto della nostra isola, con un programma che ne valorizzi le potenzialità immense e con gli strumenti del rigore e del merito.

Quindi sì: il PD intercetta l’elettorato di centro, quello che seppe monopolizzare la DC di Aldisio e Mattarella, ma anche di Cuffaro e di Lombardo. Ma lo deve intercettare abbandonando il consociativismo subalterno, le mance del clientelismo ottuso e l’arrendevolezza alle infiltrazioni mafiose, intestandosi invece un sogno: una Sicilia Regione d’Europa.

Ma, attenti, l’Europa di cui parlo non è quella alla quale chiedere miliardi di euro per organizzare corsi di formazione di estetiste e operatori di lap-dance o assumere un forestale per ogni albero. Ma l’Europa dalla quale pretendere di accompagnare la nostra regione ad uscire dalla dipendenza dei flussi di coesione clientelare, per entrare tra le Regioni produttive e moderne.