Rizzoli, l’arbitro-mondiale retrocesso a “calcio rionale”

di Gabriele Bonafede

Nicola Rizzoli, ovvero un grande arbitro. Uno dei fiori all’occhiello del calcio italiano. Tra i tanti successi in arbitraggi per competizioni internazionali, ha diretto la finalissima tra Germania e Argentina negli ultimi mondiali giocati in Brasile.

Tantissime le partite arbitrate in serie A e molti i riconoscimenti, anche quella di miglior arbitro di serie A per tre volte di fila. Ha anche pubblicato un bel libro per l’omonima casa editrice, la Rizzoli, dal titolo eloquente: “Che gusto c’è a fare l’arbitro”. Non basta, un paio di settimane fa è stato perfino eletto miglior arbitro del mondo 2015, titolo già conseguito nel 2014.

Insomma, Nicola Rizzoli è “cosa i rumpere”, come si dice a Palermo per definire le cose e le persone preziose che vanno tutelate e protette.

E invece. Che scherzo gli giocano i designatori delle partite di serie A? Lo fanno arbitrare nella partita Carpi-Palermo. Qualcuno direbbe: e cosa c’è di strano? C’è di strano eccome. Rizzoli è arbitro “di Bologna” quale sezione AIA, ma in realtà molti non sanno che è nato (e vive, almeno secondo le informazioni disponibili), a Mirandola: la cittadina di Don Zeno e Pico della Mirandola. Un comune in provincia di Modena che si trova a soli 25 km da Carpi: mezz’oretta di strada, e anche meno.

Insomma, sarebbe come fare arbitrare la prossima partita dei rosanero, Palermo-Milan, a un arbitro di Bagheria o Monreale. Apriti cielo! Inaccettabile. Giustamente.

In campo c'era anche un altro campione mondiale. Che ha suonato il violino anche stavolta. Magico.

In campo c’era anche un altro campione mondiale. Che ha suonato il violino anche stavolta. Magico.

Non tanto per il pubblico, ma per l’arbitro stesso. E non perché potrebbe volontariamente far pesare la sua preferenza per la squadra più vicina, anzi. Ma perché lo si mette in palese difficoltà. Qualsiasi decisione a favore del Carpi, anche giusta, potrebbe essere intesa come una predisposizione a favorire la squadra così vicina al proprio luogo di nascita e residenza. Ma qualsiasi decisione, giusta o sbagliata, a favore del Palermo lo avrebbe esposto alle critiche opposte. Oltretutto, la rivalità calcistica in centri vicini è cosa tipica dell’Italia. Ma anche la vicinanza calcistica, dipende dove siamo. Ed è anche tipica, purtroppo, una certa diffidenza tra tifosi e arbitraggi.

Puntualmente, in Carpi-Palermo di sabato 30 gennaio 2016 sono successe cose mai viste per l’alto livello espresso quasi sempre dall’arbitro Rizzoli. Molto nervosismo in campo, cartellini gialli considerati dubbi, altri non assegnati, un rigore contestatissimo, altri episodi in area contestati dall’una e dall’altra parte. E, ciò che forse non era mai successo negli arbitraggi di Rizzoli, una quasi-rissa in campo tra i giocatori delle due squadre in occasione del rigore concesso agli emiliani.

Tutto questo è un segno evidente che il fischietto nobile si sia trovato in difficoltà.
Nelle serie minori gli arbitri sono spesso locali, con ovvie difficoltà di questo genere. Ma non c’è altra scelta. Non è lo stesso in serie A, dove invece la scelta è ampia.

Ora, ci si chiede, ma perché far dirigere una partita a un arbitro di un centro abitato che è così vicino alla città di una delle due squadre in campo? Perché ridurre Rizzoli da una finale mondiale a una partita dove qualsiasi cosa decidesse sarebbe stata potenzialmente contestata come succede nei campionati minori o “rionali”? Non c’erano alternative?

Mistero.

 

In copertina, Nicola Rizzoli. Foto tratta da www.fifa.com