Il “Palermo-Bearzot” va a un argentino

di Gabriele Bonafede

Si può pensare che una squadra è fortunata quando vince una partita 1-0 prendendo pallonate e poi segnando con una-azione-un-gol. La si può considerare ancora fortunata quando vince allo stesso modo un’altra volta. Ma quando di partite così ne vince cinque, riesce difficile pensare solo alla fortuna.

E vengono in mente antiche esperienze di squadre con gioco “all’italiana”: punta fissa e agile in avanti, che ha esperienza e cinismo in area, e grande capacità nel soffrire le numerose folate offensive dell’avversario. Ad esempio, la nazionale di Bearzot che vinse i mondiali del 1982 in Spagna e quella partita memorabile con il Brasile, vinta per 3-2, con tre tiri o poco più nella porta verde-oro e una caterva di azioni verso l’area azzurra. Oppure quella che l’Italia pareggiò 0-0 in dieci agli europei del 2000 contro l’Olanda, per poi vincere ai rigori.

Con le dovute proporzioni, e un Palermo lontano da quelle qualità tecniche, il paragone potrebbe starci. L’agonismo dei rosa di questa stagione c’è, checché se ne dica. La dedizione pure, persino in rotta con l’allenatore. La capacità di resistere è sotto gli occhi di tutti.

Considerando che spesso le terne arbitrali non hanno certo favorito il Palermo e l’ambiente è quello che è, la squadra rosanero che termina il girone di andata a 21 punti dovrebbe ricevere qualche complimento in più e qualche rimbrotto in meno.

Ma una squadra di calcio ha anche bisogno di un allenatore. Bruciati Iachini e Ballardini, Zamparini si rivolge a un allenatore argentino praticamente sconosciuto in Italia, se non per l’omonimia del cognome con un calciatore relativamente noto in Italia e per la sua carriera in Argentina.

Così il nuovo coach del Palermo sarà Guillermo Barros Schelotto. Centrocampista di grande pregio quando calcava i campi, non ha esperienza (né da calciatore, né da allenatore) in Italia ma solo in Argentina dal 2012. Da giocatore ha vinto un grande numero di titoli in Sudamerica. Da allenatore ha già vinto qualcosa: la Coppa Sudamericana 2013. Giocherà “all’italiana”? Oppure rischierà qualcosa in più? Vedremo.

Intanto potrebbe intendersi bene con il connazionale Vazquez.