Tonfo petrolio. Rublo e Salvini a pezzi

di Gabriele Bonafede

Il petrolio cede ancor più e più presto di quanto previsto a fine 2015. Oggi è una giornata nera per chi speculava al rialzo, con un ribasso compreso tra il -3% e il -5% circa per la materia prima. Sceso fino a 32 dollari al barile nella mattinata, è poi rimbalzato a 33 circa, ma il Brent si avvicina comunque alla quota psicologica dei 30 dollari a barile, insostenibile per il budget statale di molti Paesi produttori, primo tra tutti la Russia.

Molti analisti addebitano il crollo di oggi a ulteriori notizie negative da economia e borsa cinese, che perde un altro 5,3 %, quindi oltre l’11% in pochi giorni. Il crollo cinese è strutturale e in parte anticipato. Ma a questo si aggiunge adesso la minaccia-Corea, apparentemente fuori controllo anche per i cinesi e pericolo concreto per tutto il mondo, a partire dall’area dell’estremo oriente. E Pechino infatti non è molto lontana dal terremoto coreano.

Il tonfo del petrolio si tira dietro quello del rublo, arrivato nella mattinata di oggi a scendere fino a 81 rubli per un euro e oltre, nonostante i tentativi della banca centrale russa per tenerlo sotto la soglia psicologica di 80 rubli per euro. La stessa banca centrale russa ha dichiarato negli ultimi rapporti del 2015 che con il Brent a 35 dollari sarebbe recessione per la Russia anche nel 2016. Figuriamoci intorno ai 30 dollari.

Sono notizie molto negative per quei politici, anche italiani, che hanno impostato tutta la loro strategia sul sostegno alla Russia di Putin, arrivando persino a viaggiare in estremo oriente e spendere tempo e parole a favore della mostruosa dittatura nord-coreana.

Uno di questi è Matteo Salvini, il quale, dimentico delle parole di apprezzamento verso una delle dittature più feroci e fallimentari sulla terra e le sue richieste di togliere le sanzioni alla Corea del Nord, oggi dice che sarebbe giusto mantenerle, ma toglierle alla Russia. Stucchevole e incoerente inversione d’opinione, al quale siamo abituati. Anni fa, infatti, prendeva in giro i meridionali mentre oggi vorrebbe raccoglierne i voti, magari elogiandoli. Se la Corea è amica di Salvini, sappiamo che la Russia lo è pure. Due più due fanno quattro.

Salvini oggi è a pezzi e lo si vede anche dai suoi post sui social network, dove parla delle sconfitte del “suo” Milan, buttandosi nel calcio ed evitando di parlare delle notizie principali di oggi, appunto petrolio e Corea.