Quei sogni di Scaldati all’ombra della Terra

di Gabriele Bonafede

Paura e attrazione per la propria ombra. Ombra fedele, scacciata via, deplorata eppure amata. Dimenticata e poi ritrovata. L’ombra di Palermo, l’ombra degli ultimi che sono anche i primi. E primi lo erano, e lo sono ancora, i personaggi di Scaldati raccolti dal ventre popolare di Palermo.




Ombra è Palermo, sfumata in sogni tra il vivere e il dormire, così trascinanti da non poterli definire. Questo è Scaldati che rivive con Melino, allievo e amico al poeta della vita che era Franco. Una vita di Palermo, un’esistenza di vicoli e di taverne, di travestiti e ubriachi. Ubriachi più di vita che di vino di quartiere.

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Melino Imparato e Salvatore Pizzillo al Teatro Garibaldi in “È la terra un’unica finestra” di Franco Scaldati, regia di Matteo Bavera. Foto di Alessandro D’Amico.

Melino Imparato, tornato in scena al Garibaldi con È la terra un’unica finestra a regia di Matteo Bavera, accompagna per mano a riconoscerci: da dove veniamo, dove andiamo, nel nulla e nel tutto, nel percorso circolare e senza fine del cogito-ergo-sum. Cogito, ubriaco o meno, in sogno o in veglia, ultimo o primo, non importa.

Mai vile, sempre qui nella scena del perdente, intestardito nel dovere-avere del campare, nel volere a tutti i costi consegnare una lettera a chi non c’è, il “personaggio” primo-e-ultimo nella Palermo dimenticata appare e scompare con il verso a se stesso e al mondo. Chiede soldi per poi buttarli in cose inutili e che non esistono. Si aggrappa all’amore, anche quello che non c’è. Si fa turlupinare e accetta tutto, anche quando va per fregare e viene fregato. Isti pi futtiri e fusti futtuto, curnutu e immiruto, cornuto e gobbo è. E lo sa.

Rovinato, ucciso, riportato in vita dal sogno, l’ultimo, il personaggio del disincanto che crea l’incanto.




Il Sarto, com’era chiamato Scaldati, è e sarà sempre un fiume di sensazioni cucite in versi. Melino Imparato lo sa, e lo traspone nel dormiveglia che è scena e azione: come se fosse una cellula nel brodo primordiale, il girino che nuota crescendo a metamorfosi, uomo che nasce dal profondo. Non solo Bukowski e poesia dell’interiore, pugno nudo nel cuore dell’anima, ma gigante riflessione sull’essere e sull’universo a partire dal pertuso di un vicolo, dalle balate di billiemi a Borgo Vecchio o all’Albergheria. E gli angeli che li vivono.

Foto di Alessandro D'Amico

Melino Imparato e Salvatore Pizzillo al Teatro Garibaldi in “È la terra un’unica finestra” di Franco Scaldati, regia di Matteo Bavera. Foto di Alessandro D’Amico

Scaldati non fa solo poesia. La ispira. Anche ai più fetidi e aridi finanzieri. Riportando concretezza ai numeri astratti, bellezza al debito, arte ai conti di strada, pittura alla riffa per rubare, rima chiara alla morte, contentezza alla disperazione.

Melino Imparato, come i personaggi di Scaldati, non è solo sulla scena calpestata del popolo palermitano. Tutto l’intorno c’è. Basta un solo attore. Ed è Salvatore Pizzillo a realizzarne tanti in uno solo. A colmare la reale leggerezza del pesante vicolo di afflizione. Spalla del conforto e dispensatore di sofferenze, complice di furti, nell’amore e nel denaro, nelle speranze e nelle delusioni: il mondo intorno a se stessi. È la terra che non gira intorno al sole, ma intorno a noi insieme a Illuminata, la luna.

Palermo è la Terra e Scaldati ne apre la finestra.

 

 

 

 

 

Μέτοικοςmeteci scena europea/scena del mediterraneo
mar 5 / mer 6 gennaio ore 21.00
al Teatro Garibaldi di Palermo alla Kalsa
È LA TERRA UN’UNICA FINESTRA di Franco Scaldati
regia Matteo Bavera
elementi scenici e costumi Mela Dell’Erba
con Melino Imparato e Salvatore Pizzillo
luci Marianda Geloso
una produzione TEATRO GARIBALDI di PALERMO alla KALSA
INGRESSO LIBERO fino ad esaurimento posti