Natale di bombe russe su scuole siriane. La guerra di Mosca favorisce l’Isis

di Gabriele Bonafede

I bombardamenti russi in Siria continuano a seminare morte e distruzione, colpendo bambini e civili indifesi, lontani dalle zone controllate dall’Isis. Nemmeno per Natale i russi avrebbero dato tregua alla popolazione siriana, già massacrata da tre anni di genocidio.

Tra il 24 e il 26 dicembre almeno due scuole sarebbero state colpite dall’aviazione di Mosca in luoghi lontani dai settori tenuti dall’Isis. Secondo varie ONG operanti sul terreno, Il 26 dicembre è stata centrata una scuola di Jarinaz. In quest’ultimo attacco finora sono stati accertati otto morti e ci sono decine di feriti, in maggioranza bambini. Raccapriccianti le foto di bambini massacrati dalle bombe e che circolano sul web. Ci asteniamo dal pubblicarle qui, proponendo solo le immagini meno dure.

Casco bianco salva un bambino in Siria Natale 2015. I Caschi Bianchi sono un'organizzazione umanitaria che interviene per salvare vittime della guerra senza distinzione politica o religiosa.

Casco bianco salva un bambino in Siria Natale 2015. I Caschi Bianchi sono un’organizzazione umanitaria che interviene per salvare vittime della guerra senza distinzione politica o religiosa.

Di fronte a questo macello d’innocenti, i maggiori media italiani stanno zitti. Mentre il muro del silenzio inizia ad essere aperto con articoli di grandi quotidiani esteri, in Italia si preferisce informare il pubblico sulla passerella a Mosca di personaggi conosciuti e vip di varia estrazione.
Purtroppo, secondo varie organizzazioni umanitarie tra le quali Amnesty, sono ormai centinaia le vittime civili siriane a causa dei bombardamenti russi in Siria. Questi aggiungono ulteriori lutti, distruzioni e orrore a una situazione apocalittica provocata dalla guerra e dalla sistematica campagna di terrore attuata dall’Isis e da Assad, sostenuto da Putin.

In Italia continuiamo a sentire il disco rotto dell’antiamericanismo: “la Nato bombarda pure”. Le bombe Nato sono certamente da condannare: altre bombe e altra guerra non portano da nessuna parte, anzi. Accrescono la violenza e l’orrore senza risultati. Gli errori dell’occidente sono enormi, soprattutto il rifiuto di accettare rifugiati di guerra da parte di certe formazioni “politiche” in vari Paesi europei. Ma se le azioni “militari” di russi, Assad e Isis si concentrano particolarmente contro la popolazione civile, nessuno ne parla.

Bombardamento in Siria Natale 2015

Bombardamento in Siria Natale 2015. Un uomo salva una bambina. Foto tratta da Genocide in Syria pagina Facebook

Le bombe a barile sono purtroppo utilizzate ogni giorno dall’esercito di Assad. E alcuni giorni fa Amnesty International ha documentato l’uso di attacchi russi con lo stesso metodo. Amnesty ha denunziato l’uso di bombe a barile da parte dell’aviazione russa non solo a sostegno delle truppe di Assad ma anche direttamente. Bombe che non hanno alcuna precisione e sono sganciate indiscriminatamente sulla popolazione civile, comprese scuole e ospedali. Sono infatti almeno tre le strutture ospedaliere colpite dai russi negli ultimi giorni.

“Eh già”, si sentono dire le associazioni umanitarie che documentano gli accaduti a rischio della vita, “ma queste sono bombe di Putin, quindi non contano. Mica sono bombe-Nato…”

Non a caso, l’Isis tenta di sfruttare l’assoluta incoerenza del sostegno alla guerra di Putin e Assad da parte di larghi settori politici occidentali. Ieri l’efferato capo dell’Isis non ha mancato di lanciare un appello ai jihadisti ricordando quello che sappiamo tutti: Assad massacra la popolazione civile e i russi lo aiutano in questo massacro. Lingua biforcuta quella dell’Isis, visto che loro stessi attuano una guerra di distruzione sulle popolazioni civili, siano esse cristiane o mussulmane.

Siria bambini feriti considerati terroristi ai russi. Foto tratta da Genocyde in Siria

Siria, bambini feriti “considerati terroristi dai russi”. Foto tratta da Genocide in Syria pagina facebook, che tenta di sensibilizzare l’opinione pubblica sugli effetti delle bombe in Siria, da qualsiasi parte provengano

Ma rimane l’elemento strategico di oggi: l’intervento russo, a conti fatti, è controproducente. Nella lotta all’Isis finora è stato una calamità, un disastro, un fallimento. Bombardando per l’80% e più gli oppositori di Assad quanto dell’Isis, ne ha indebolito le posizioni e ha incrementato la sensazione d’isolamento, gettando nella jihad estrema dell’Isis altri potenziali miliziani. Ha anche ridotto le difese contro l’Isis che, infatti, nelle ultime settimane non cede terreno sulla linea occidentale del fronte, quella dove operano russi e Assad.

Guarda caso, dove l’Isis indietreggia è dal lato orientale, grazie alle offensive chirurgiche operate a nord-est dall’alleanza curdo-araba, che conquista la diga di Mosul; e a sud-est dall’esercito e i corpi speciali iracheni nella liberazione di Ramadi dalle iene dell’Isis. Ambedue offensive sono state attuate con il forte sostegno dell’aviazione occidentale a guida Usa. Prima di conquistare la diga di Mosul, infatti, c’è stata una grande battaglia della quale nessuno ha parlato. Un’intera brigata dell’Isis, composta da cinquecento fanatici, è stata annientata alcuni giorni fa, lasciando sul terreno almeno 200 miliziani e una grande quantità di materiale bellico.

Stessa cosa per quanto riguarda il fronte iracheno. A Ramadi, i corpi speciali iracheni stanno rastrellando la città ridotta in rovina dall’Isis, cercando di non colpire la popolazione e aiutando l’evacuazione dei pochi sopravvissuti alla furia genocida dell’Isis. Gli ultimi gruppi isolati di fanatici-Isis si difendono ormai assediati, alla disperazione, intrappolati da due armate dell’esercito regolare iracheno e appunto la brigata specializzata.

È ormai chiaro che l’intervento russo non è solo superfluo, ma è controproducente perché limita nei fatti i successi della coalizione anti-Isis. A conti fatti, l’intervento russo nell’orribile guerra civile siriana porta più danni che benefici sul piano strategico. E su quello umano ha già prodotto orrore e distruzione laddove c’è già un disastro umanitario di proporzioni apocalittiche.