L’orrore dei crimini russi in Donbas. Presentato rapporto ufficiale

di Gabriele Bonafede

La polizia polacca ha terminato un lungo lavoro di identificazione dettagliata dei crimini russi compiuti in Donbas nel 2014. Il rapporto raccoglie circostanziate testimonianze delle vittime, informazioni legalmente valide, documentazione, identificazione dei luoghi e identificazione certa dei criminali russi e “separatisti” del Donbas che hanno perpetrato i crimini.

Larisa, a 30-year old citizen of Mykolayivka, a town near Sloviansk, Donetsk region, Ukraine, sits in the hospital after her home was destroyed by mortar shelling, July 5, 2014. Ukrainian army recaptured Sloviansk and nearby towns from pro-Russian rebels on July 5, 2014, after more then two months of artillery fire from both sides.

Il rapporto descrive una grande quantità e tipologia di crimini, principalmente riguardanti la tortura con diversi metodi e con modalità raccapriccianti: persone chiuse in celle talmente piccole da non potersi sdraiare e dormire, torture con ferite da armi da taglio agli arti, simulazioni di esecuzioni, baionette infilzate sotto le unghie dei piedi, iniezioni di sostanze debilitanti, vittime attaccate con catene, aghi piantati sotto le unghia delle mani, negazione del cibo per giorni interi, negazione dei bisogni fisici in luoghi appropriati, bruciature con fiamma o ferri incandescenti, dita spezzate o tagliate via con coltelli, esposizione in pubblico sotto false accuse, umiliazione in pubblico, bastonate fino alla frattura e a danni permanenti, in un crescendo di orrore senza fine.

Emerge un quadro di torture e trattamento dei “prigionieri”, in realtà anche civili non armati, purtroppo simili alle condizioni imposte dai nazisti agli ebrei prima e durante la seconda guerra mondiale o da Stalin al popolo russo e non russo.

Il rapporto rivela anche l’assassinio di detenuti inermi con metodi raccapriccianti: sgozzati, torturati a morte, dissanguati a morte, sparati bruciapelo. Vittime che non possono più parlare, ma che sono state viste da testimoni che hanno denunciato a rischio della propria vita e incolumità fisica.

Putin Riina e HimmlerLa maggior parte delle motivazioni dei criminali per l’esecuzione di torture fisiche e mentali sono da addebitarsi semplicemente alle opinioni delle vittime. Ma gran parte delle orribili torture sono state attuate anche per rubare denaro e beni dalle case delle vittime, ottenere codici di carte bancarie, conoscere i nascondigli di denaro o altri valori al fine di appropriarsene.

Lunga la lista dei criminali, principalmente cittadini russi inquadrati nelle forze speciali di Putin. Il rapporto apre un vero e proprio muro del silenzio ma è disponibile solo in lingua inglese e polacca. In Italia, Paese dove il sostegno ai crimini di Putin è molto vasto, non si sa nulla di tutto questo.

Tra i criminali, tutti indicati con nome e cognome, si trovano i boss mafiosi che si sono auto-proclamati capi delle bande terroristiche nelle sedicenti “repubbliche” separatiste del Donbass, tanto simpatiche alla estrema destra e alla estrema sinistra in Italia. Si tratta di mafiosi non meno criminali di un Totò Riina, un Himmler o un Goebbles. Le foto dei criminali appaiono infatti con simboli comunisti oppure nazisti in un’orgia d’incoerenza accomunata solo dalla sete di sangue e di potere.

Un'immagine della zona occupata dai russi in Donbas

Un’immagine della zona occupata dai russi in Donbas

Il rapporto in lingua inglese è disponibile su http://www.donbasswarcrimes.org/report/ ed è stato presentato al Tribunale Internazionale dell’Aia sui crimini contro l’umanità il 10 dicembre.

Qui pubblichiamo solo le immagini meno dure, ma il rapporto dà ampia documentazione dell’abisso in cui sono state precipitate milioni di persone per il solo fatto di trovarsi in una zona al confine con la Russia di Putin.