Sicilia, Alfano salva il governo Crocetta

di Simone Giuffrida

Gli “alfaniani” salvano l’ennesimo governo espresso dal governatore siciliano in tre anni. Respinta la mozione di sfiducia proposta da Cinque Stelle, berlusconiani e Destra

Palermo – L’ex-governatore della Sicilia Totò Cuffaro è appena stato scarcerato (dopo aver scontato una pena di quattro anni per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e rivelazione di segreto istruttorio) ma è Crocetta che stavolta fa festa con i cannoli siciliani. L’Assemblea Regionale Siciliana (Ars) non ha approvato la quarta mozione di sfiducia all’attuale governatore siciliano presentata pochi giorni fa da Movimento Cinque Stelle (M5S), Forza Italia e la Lista Musumeci. Su 46 voti utili alla sfiducia, la mozione ha avuto soltanto 28 adesioni, 50 i no, dieci gli assenti.

Rosario Crocetta. Foto di Gabriele Bonafede

Rosario Crocetta, prima della chirurgia plastica. Foto di Gabriele Bonafede

Due gli astenuti, Toti Lombardo e Roberto Di Mauro, del Movimento per le Autonomie (Mpa), una delle tante sigle presenti al parlamento siciliano: “Questa mozione è demagogica e io non intendo votarla, non serve a niente – tuona Di Mauro – Non ci sono le condizioni perché oltre la metà del parlamento possa votarla e decidere di andare a casa. E poi è stata presentata da chi, nello stesso giorno, chiudeva accordi per la commissioni, e mi riferisco a M5S”.

Crocetta deve ringraziare anche gli “alfaniani” del Nuovo Centro Destra (Ncd), guidato da Angelino Alfano che, di fatto, si stabilizzano nella maggioranza all’Ars contribuendo a mantenere la fiducia al governatore.

“Quando ero sindaco di Gela – dichiara Crocetta – hanno presentato contro di me tre mozioni di sfiducia e poi sono stato rieletto al primo turno con il 65%, mi portano bene. Al 31 dicembre 2015 avremo sistemato i precari, i bilanci e la programmazione europea. La nuova programmazione? Domani saremo con Baccei (assessore all’economia n.d.a.) alla Presidenza del Consiglio per la questione dei 500 milioni di euro che ci vengono tra l’altro riconosciuti dalla Corte costituzionale. Vi assicuro che i soldi ci verranno dati”.

Sala d'Ercole a Palazzo dei Normanni a Palermo, sede dell'ARS

Sala d’Ercole a Palazzo dei Normanni a Palermo, sede dell’ARS

A poco più di un mese dall’ultimo rimpasto nella giunta regionale, con la nomina – tra gli altri – di Antonello Cracolici, Mariella Lo Bello, Anthony Barbagallo e Vania Contrafatto, Crocetta tira quindi un ennesimo sospiro di sollievo non dimenticando di rispondere alle provocazioni di Cuffaro, appena scarcerato, che lo ha definito “inadeguato” a governare: “Io sarei inadeguato a governare la Sicilia? Beh, non abbiamo certo bisogno dei consigli di Cuffaro per governare; abbiamo fatto un errore dell’uno per cento, ai suoi tempi l’errore era del 12 per cento”, riferendosi al fabbisogno di bilancio.
Proprio l’ex governatore Totò Cuffaro non ha perso tempo a far parlare di se; se dapprima voleva trasferirsi in Africa, nell’arco di tre giorni ha criticato l’operato di Crocetta e, successivamente, affermato di voler ricostruire un’area politica di centro in Sicilia.

Intanto il ‘comandante’ del “Movimento dei Forconi”, Mariano Ferro, insieme ai suoi ha consegnato a tutti i deputati dell’Ars dei “pacchi dono” pieni di letame. “Si devono dimettere tutti – esordisce Ferro – Questo gesto simbolico e forte testimonia come non ci sia nessuno da salvare, nessuno escluso”.

Crocetta fu eletto governatore nel novembre 2012. Con giunte sempre traballanti, ha cambiato svariate decine di assessori al punto di perderne il conto. Sconfessato da gran parte dei propri elettori, ha dovuto affrontare una sere di scandali, disastri naturali, crolli di grandi infrastrutture, attacchi personali e politici anche all’interno della propria maggioranza mutante nel tempo, nel mezzo di una crisi economica e occupazionale senza precedenti dal dopoguerra a oggi.

Spiccano le inversioni a U su varie nomine, come quelle di Battiato e Zichichi già nelle prime settimane del suo mandato, in un crescendo di trasformismo gattopardesco che ben s’inquadra in una Sicilia alla deriva politica, sociale ed economica, sempre “a traino” e sommersa da problemi di ogni genere.
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