Visione laica del mandato elettorale: mischiare etica e politica provoca una catastrofe esplosiva

di Giovanni Rosciglione

Vedo che il dibattito politico, specie in Italia e, ancor di più, nella sinistra, non esce dal pantano e del paleomarxismo in “bagnacauda” o della dottrina sociale dell’otto per mille.
Per questo vi lascio ad una meditazione di due pagine: la prima è tratta da “il Novecento – secolo delle ideologie” (Laterza editore) di Karl Dietrich Bracher e riguarda il pensiero di Vilfredo Pareto sulle élites e il progressismo. La seconda è un brano da I discorsi di Messer Niccolò Machiavelli tratto da “Biblioteca laica. Il pensiero politico italiano moderno” (Laterza editore), a cura di Michele Ciliberto.

Sono tra i miei messali da comodino.Niccolo_Machiavelli_1

Entrambe – con autorevoli testimonianze – confermano che la Politica e l’Etica quanto meno si incontrano, meglio è, essendo la politica la scienza dell’utile e non del giusto. Solo le dittature costruiscono stati etici e, quando un politico parla della “sua etica”, state attenti: o è scarso o ruba! E se è scarso finisce per rubare, e se ruba finirà per diventare scarso.

La civiltà umana nasce diventando “societas”, quando alcuni degli uomini con le clave, che alla vista degli animali feroci scappavano per non essere divorati e ad uno catturati e sbranati, si fermarono finalmente per soccorrere quello indietro raggiunto dalle bestie.

Non erano, quei nostri antenati, “altruisti”, non pensavano all’etica, avevano solo compreso che, unendosi, avrebbero potuto uccidere le belve e vivere più sicuri e ricchi. E così fu.
Io penso che nel cervello, nell’anima, nel cuore di ogni uomo alberga sempre questo ancestrale senso di interesse generale (che è lo Stato), anche nei quartieri della camorra e della mafia. Ma tocca alla Politica, al politico, tirarlo fuori. È questo forse svilimento della funzione della politica e dei suoi ideali?

No, al contrario, è la sua sublimazione, la sua funzione nobile. È la sua sfida: L’utilità e la convenienza dello Stato e della vita sociale. Per il resto c’è “mastercard”.

Pensate quante “parole vane” in meno direbbero i nostri piccoli politici dilettanti, se si misurassero con questa sfida e di questi risultati dovessero rendere conto.